Pioltello (Milano), 10 febbraio 2018 - Altre due o tre settimane di passione. Non finirà a breve l’odissea dei passeggeri in transito nella zona di Pioltello, nel Milanese, dove la mattina del 25 gennaio il treno Cremona-Milano deragliò provocando tre morti e una cinquantina di feriti. Conclusa l’opera certosina di rimozione dei pezzi di binari, vagoni, carrelli e tutto ciò che ora, trasferito nell’hangar di Greco, sarà al vaglio dei tecnici incaricati di scoprire le cause della tragedia, i lavori di ripristino della tratta sarebbero dovuti già partire ieri. E invece si avvieranno, se tutto va ben, soltanto lunedì. 

Questo perché Rete ferroviaria italiana (Rfi), la società che si occupa della manutenzione dell’intera rete nazionale e i cui vertici sono indagati - insieme a quelli di Trenord - per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo, non ha ancora pronti i piani di sicurezza per il cantiere obbligatori per legge e dunque non ha ancora potuto fornire le garanzie richieste dai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano, per ottenere il via libera all’operazione. E se finalmente lunedì Rfi sarà davvero pronta all’impresa, le operazioni di ripristino della tratta dureranno - pare - tra i dieci e i venti giorni. Con la prospettiva minima di almeno altre due settimane di disagio per i passeggeri, che potrebbero nel peggiore dei casi protrarsi fino a tre. Non è quello che si aspettavano studenti e lavoratori lombardi. A Bergamo, poi, non è sfuggito che mentre i convogli accumulano ritardi e tagli nei percorsi, i Freccia Rossa ultraveloci viaggiano. 

Dopo l'incidente ferroviario, la linea Milano-Venezia è a metà servizio. Due binari invece di quattro, almeno finché l’intervento di Rfi non sarà ultimato. E sui binari più vecchi sono stati traslocati momentaneamente i Freccia Rossa. Che sembrano avere la precedenza sui treni locali