Milano, 13 gennaio 2018 - Stavolta è l’«Agenzia del Trasporto Pubblico Locale della Città Metropolitana di Milano, Monza, Lodi e Pavia» a rilanciare il tema delle risorse scarse. Il primo «j’accuse» alla Regione era stato firmato dal sindaco Giuseppe Sala a margine della riunione di Giunta del 29 dicembre scorso, quando lo stesso primo cittadino ha confermato l’ipotesi di un rincaro delle tariffe Atm a partire dal primo gennaio del 2019. Ieri ecco Umberto Regalia, numero uno della già citata Agenzia: «I nuovi criteri di riparto delle risorse nazionali e regionali approvati dalla Giunta della Lombardia il 28 dicembre scorso penalizzano il trasporto pubblico nel bacino di Milano, Monza, Lodi e Pavia, con una riduzione di risorse di quasi 50 milioni nell’arco di 6 anni e quasi 14 all’anno a regime, che impatteranno sulle famiglie in termini di costo e di servizio».

«La revisione dei criteri di riparto – spiega Regalia – è prevista dalla legge regionale sul trasporto e avrebbe dovuto essere condivisa con le 6 Agenzie territoriali delle quali la Regione è socia. Invece, nonostante l’aperto dissenso delle Agenzie e nonostante l’assessore regionale Alessandro Sorte avesse dichiarato esplicitamente il 13 dicembre la riapertura del tavolo di confronto, dopo solo 15 giorni e senza alcuna concertazione la Regione ha adottato la delibera». Sul territorio di competenza dell’ente presieduto da Regalia si muovono oltre il 50% dei lombardi per una stima di 700 milioni di passeggeri all’anno. Nel dettaglio, secondo i dati trasmessi dall’Agenzia, i nuovi criteri stabiliti dalla Regione prevedono una progressiva decurtazione delle risorse nel quinquennio compreso tra il 2020 e il 2025. Si parte con un taglio dello 0,77% per un ammanco di 3,2 milioni di euro e si arriva ad un taglio del 3,3% pari, in soldoni, a 13,7 milioni di euro in meno rispetto alle risorse stabilite attualmente.

«A chi osservasse che il 3% di taglio futuro è poca cosa, faccio notare che anche solo lo 0,3% sarebbe contraddittorio rispetto alla esigenza unanimemente riconosciuta di aumentare e non diminuire i servizi di trasporto pubblico, che sono gli unici in grado di avere effetto sull’inquinamento, sul traffico, sulla sicurezza della circolazione e che già ora il servizio è inadeguato alle esigenze di una delle più grandi aree metropolitane europee, come dimostrato dal fatto che solo un terzo degli spostamenti pendolari utilizzano i mezzi pubblici disponibili e stracarichi contro i due terzi ancora schiavi dell’automobile: l’esatto opposto di quanto avviene nelle altre città europee» conclude Regalia.

giambattista.anastasio@ilgiorno.net