Milano, 24 maggio 2016 - Un agguato ancora da decifrare. Il raid post finale di Coppa Italia di domenica notte a Roma rimane tutt’altro che facile da inquadrare, soprattutto per le modalità d’azione e i bersagli presi di mira: più la reazione spropositata a una provocazione (pagata a caro prezzo da altri) che una spedizione punitiva. Cause al vaglio degli inquirenti, conseguenze immediate per gli ultras rossoneri: arrestato per tentato omicidio il diciannovenne di Sesto Kevin Pirola (domani l’interrogatorio davanti al gip), denuncia e Daspo per 71 appartenenti al gruppo «Curva Sud». Già, il gruppo «Curva Sud», quello che vanta da un pezzo la supremazia nella galassia del tifo organizzato di fede rossonera e che da mesi ormai contesta società e giocatori. Un gruppo finito sotto i riflettori in particolare dopo i fatti dell’11 dicembre 2013, quando tre tifosi dell’Ajax (in trasferta a San Siro per seguire i Lancieri nel match di Champions League contro il Milan) furono accoltellati nei pressi dello stadio (quattro gli indagati per quegli episodi). Lì iniziò un’escalation che proseguì il 20 marzo 2014 prima, durante e dopo Milan-Parma di campionato: di «manifestazione non preavvisata» e «istigazione a delinquere» furono accusati i 35 denunciati e sottoposti a Daspo, cioè al divieto di partecipazione a manifestazioni sportive.

Durissima ai tempi la presa di posizione di via Fatebenefratelli, che definì l’ala dura dei sostenitori del Diavolo «la più attiva per episodi di violenza e intemperanze». E alle parole seguirono i fatti, con una continua ed efficace opera di repressione portata avanti da Digos e Questura. Al momento, riferiscono fonti investigative, la curva rossonera è apolitica (seppur frequentata da militanti dei centri sociali e di estrema destra che non vanno sugli spalti per fare proseliti), monopolizzata come detto dal sodalizio «Curva Sud» e tutto sommato tranquilla rispetto a tifoserie di altre città. Un mese e mezzo fa, però, è scoppiata una sorta di faida interna che si è risolta (per adesso) nel giro di un paio di settimane. Tutto comincia la sera di sabato 9 aprile, quando esponenti della «Curva Sud» – per uno screzio sulla coreografia pre Milan-Juve – abbandonano all’improvviso il loro settore di competenza (il secondo anello blu del Meazza) per andare a parlare, per usare un eufemismo, con quelli dei «Commandos Tigre», fazione minoritaria che occupa i seggiolini del primo blu; per quell’azione, sono già state firmate una trentina di proposte di Daspo per altrettanti tifosi della «Curva Sud», punibili, secondo la normativa, per aver superato le recinzioni che separano i settori dell’impianto sportivo. Il secondo atto va in scena una settimana dopo, il 17 aprile, durante la trasferta del Milan a Marassi con la Sampdoria: esponenti dei «Commandos Tigre» vengono pestati presumibilmente dai rivali (le indagini per risalire agli autori sono ancora in corso). Risultato: i «Commandos Tigre» spariscono dallo stadio, tanto che a fine aprile si parla addirittura di scioglimento del gruppo (poi smentito). Situazione fluida, insomma. E monitorata giorno dopo giorno dalla polizia.