Milano, 13 gennaio 2018 - Teatro Lirico, il ricorso del Comune al Consiglio di Stato si allontana. L’Avvocatura di Palazzo Marino ha sconsigliato il sindaco Giuseppe Sala di tirare in ballo i giudici amministrativi di secondo grado dopo che il Tar, lo scorso 1° dicembre, ha annullato la gara pubblica con cui l’amministrazione comunale nel febbraio 2017 ha assegnato la gestione del teatro di via Larga chiuso dal 1999 a Stage Entertainment, la multinazionale olandese che a Milano già gestisce il Teatro Nazionale di piazza Piemonte. Il Piano B del Comune? Annullare il bando nel mirino del Tar e di fatto cancellare l’assegnazione a Stage Entertainment e lanciare un nuovo bando di gara per la gestione del Lirico. Una soluzione che per il Comune potrebbe essere meno rischiosa dal punto di vista giuridico e meno devastante rispetto ai tempi di riapertura del teatro.

Ma ripartiamo dall’inizio. A inizio dicembre – dopo il ricorso del secondo classificato nella gara, la Show Bees di Gianmario Longoni – il Tar boccia il bando del Comune perché la Giunta ha approvato la gara per la gestione del Lirico senza passare dal Consiglio comunale. Secondo il Testo unico degli enti locali, infatti, spetta alla Giunta la concessione di un bene pubblico e al Consiglio comunale la concessione di un servizio pubblico. Secondo il Tar, nel caso del Lirico, si tratta in prevalenza di una concessione di servizio pubblico, quindi quel bando comunale sarebbe dovuto passare anche dal Consiglio comunale. Ma così non è stato. Risultato: gara annullata.

Sala, a caldo, aveva annunciato «ricorso al Consiglio di Stato». Ma l’analisi della situazione con gli avvocati comunali sta portando a una decisione diversa. I rischi connessi al ricorso del Comune al Consiglio di Stato appaiono troppo alti. Il Piano B? La soluzione potrebbe essere quella di applicare la sentenza del Tar nella maniera più lineare possibile: annullare la gara contestata dal Tar e rifare una nuova gara in cui si parli di concessione di bene e non di servizio, come da indicazione del Tar. Così facendo la Giunta potrebbe approvare un nuovo bando senza l’obbligo di una successiva approvazione anche del Consiglio comunale. Attenzione, però.

La preoccupazione della Giunta non è quella di passare dal Consiglio comunale ma che il Consiglio di Stato, in caso di controricorso, dia torto all’amministrazione e affermi il principio che ogni gara di un’amministrazione locale per l’assegnazione di uno spazio debba essere concepita come una concessione di bene pubblico. Un precedente che potrebbe essere controproducente non solo per i futuri bandi del Comune di Milano, ma di tutte le amministrazione locali. Un precedente che Palazzo Marino può scongiurare decidendo di non fare ricorso ai giudici amministrativi di secondo grado. L'obiettivo politico, intanto, resta lo stesso: riaprire il Lirico nel più breve tempo possibile, considerata la situazione. I lavori da otto milioni di euro per il restauro del teatro, infatti, vanno avanti e dovrebbero concludersi entro settembre. Il Comune, dunque, adesso punta a sbrogliare la matassa della gestione minimizzando i ritardi già accumulati. Un’operazione non proprio semplice.

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