Milano, 10 novembre 2017 - "Ci sarà senz'altro un rimborso per chi ha pagato più del dovuto, adesso vedremo caso per caso". Lo ha assicurato il sindaco di Milano Giuseppe Sala in riferimento al caso delle bollette Tari gonfiate per un errore nella modalità di calcolo della parte variabile del tributo. Errore nel quale, sarebbe stato accertato, è caduto anche il Comune di Milano. A sollevare il caso un’interrogazione del parlamentare 5 Stelle, Giuseppe L’Abbate, al quale il ministero dell’Economia ha dato sostanzialmente ragione.

"Plaudiamo alla promessa del sindaco - commenta Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale di Forza Italia -  e proponiamo che le somme dovute ai milanesi vengano restituite con un semplice conguaglio con la prima rata Tari 2018. Oggi Sala ha sposato la tesi che Forza Italia ha sostenuto in aula e in una mozione urgente depositata da un mese. La parte variabile della Tari non va applicata alle pertinenze come i garage. Questa è l'interpretazione del Governo e dunque il Comune di Milano, in buona compagnia ha sbagliato negli ultimi 5 anni". 

Per verificare se il Comune ha fatto bene i conti, basta controllare l’avviso di pagamento nella parte in cui il Comune indica le unità immobiliari con i dati catastali, la superfice tassata, il numero degli abitanti, la quota fissa e la quota variabile. Quest’ultima deve essere segnata solo per l’abitazione principale non per le pertinenze. Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. C’è tempo fino a 5 anni (quindi si può agire retroattivamente) e il Comune può compensare quanto dovuto sulle bollette future o restituire il maggior importo pagato entro 180 giorni.