Milano, 10 agosto 2017 - L'ennesimo tentativodi andare a fondo, come chiede la famiglia, anche se gli inquirenti sono sempre stati convinti che l’unica verità sia quella di un suicidio, anomalo, difficile da accettare, ma di un suicidio. Carlotta Benusiglio stilista di 37enne venne trovata impiccata ad un albero di piazza Napoli all’alba del 31 maggio del 2016. Ieri sera la polizia Scientifica, con l’ausilio dei vigili del fuoco, ha fatto una simulazione proprio in quei giardinetti, gli investigatori hanno provato a ricostruire ancora una volta quanto successo quella notte. Quest’ultima prova tecnica effettuata utilizzando un manichino, con la possibilità di analizzare i movimenti in 3D è stata decisa dopo che il pm Gianfranco Gallo ha disposto ulteriori accertamenti seguiti a un’iniziale richiesta di archiviazione del suo collega Antonio Cristillo da cui ha ereditato il fascicolo.

I risultati della simulazione verranno tradotti in una relazione tecnica che verrà consegnata alla procura. Sarà importante capire se questa relazione supporta i dubbi avanzati dalla famiglia attraverso i legali. In caso contrario il fasciolo si avvierà inevitabilmente verso l’archiviazione. La relazione sull’esito della autopsia parlò chiaro fin dall’inizio, la morte di Carlotta avvenne per «strangolamento autoindotto, senza altri segni di violenza». Nessuna ecchimosi, nessun graffio, nulla che sia riconducibile a qualcosa di grave che possa essere successo nelle ore precedenti alla morte della stilista, che viveva da due anni una storia molto tormentata con il fidanzato. Nell’inchiesta sul decesso, è sempre stato indagato per istigazione al suicidio solo l’ex compagno il 40enne Marco Venturi, ma in questi anni di indagini non sono mai stati raccolti elementi che suffragassero un suo coinvolgimento nella morte della ragazza.

E proprio lui, il compagno, agli inquirenti ricostruì in maniera molto precisa le ultime ore trascorse con Carlotta. Racconto ritenuto attendibile. Il giorno prima della tragedia i due ragazzi si sarebbero incontrati in un bar, avrebbero bevuto supercolici e finito per litigare, come sempre. Rapporto burrascoso, lo testimoniano tutti. La giovane aveva denunciato per maltrattamenti il fidanzato per tre volte. E per tre volte era stata in ospedale. Ma non riuscivano a non vedersi, vittima e carnefice l’uno dell’altra. anna.giorgi@ilgiorno.net