Milano, 9 ottobre 2017 - Una sterpaglia, il Miscanthus Giganteus, può diventare preziosa energia rinnovabile da utilizzare «a livello industriale», riducendo le emissioni di inquinanti nell’ambiente e riqualificando terreni marginali e incolti, in zone non agricole. Il progetto lanciato da quattro ventenni ha mosso i primi passi sui banchi di scuola, all’Istituto Salesiano di Milano, e si è sviluppato all’Università Cattolica, con la creazione della startup Planeta Renewables per «una nuova filiera per la produzione di energia rinnovabile da biomasse». Lorenzo Avello e Francesco Lanzeni, il primo studente di Scienze bancarie alla Cattolica e il secondo iscritto a Ingegneria alla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana (Supsi) di Lugano, hanno iniziato a lavorare sull’energia pulita nel 2015, supportati dai professori del liceo. Un anno dopo sono entrati nella squadra due nuovi “giocatori”: Matteo Bombasini, anche lui studente di Scienze bancarie, e il bocconiano Pablo Mileni. Dedicano al progetto il loro tempo libero, nello spazio ConLab che la Cattolica mette a disposizione delle startup studentesche.

«Il Miscanthus è una graminacea ad alto potere calorifico e con bassi costi di manutenzione - spiega Avello - con la biomassa è possibile produrre energia elettrica e termica. Finora ci sono state diverse ricerche ed esperimenti spesso limitati all’autoconsumo, il nostro obiettivo è quello di creare una filiera per produrre energia a livello industriale che potrebbe essere utilizzata per alimentare piccoli Comuni o immessa nella rete elettrica nazionale». Per questo la startup cerca un campo nel Milanese dove avviare la produzione, con una coltivazione di Miscanthus e un piccolo impianto per trasformare la biomassa legnosa in energia pulita e a impatto zero. I quattro studenti hanno partecipato al bando OpenAgri del Comune di Milano, che mette a disposizione circa 30 ettari di terreno per progetti nel settore dell’agricoltura. E lanciano un appello a proprietari di terreni incolti, che potrebbero metterli a disposizione.

«Per lavorare ci basta un terreno marginale, non coltivato - sottolinea Avello - perché il Miscanthus cresce ovunque. Finora siamo stati contattati dal proprietario di un terreno a Roma, che si è reso disponibile». Una volta terminati gli studi l’attività potrebbe trasformarsi in un lavoro che, allo stesso tempo, contribuisce a creare un sistema energetico eco-sostenibile in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici. «L’innovazione è anche nel suo processo di distribuzione - conclude Avello - in quanto stiamo studiando un’applicazione della tecnologia blockchain per garantire e certificare l’origine rinnovabile dell’energia prodotta attraverso l’utilizzo degli smart contracts. Siamo la prima realtà italiana a farlo».