Milano, 16 maggio 2017 - Divorzio Silvio Berlusconi-Veronica Lario: la prima sezione civile della Cassazione ha detto sì all'assegno di separazione di 2 milioni di euro al mese a favore dell'ex moglie (TUTTE LE TAPPE DELLA STORIA). E' così stato respinto il ricorso dell'ex presidente del Consiglio ed è stata confermata la sentenza con cui la Corte d'appello di Milano, nel 2014, aveva fissato a 2 milioni di euro (riducendolo di un milione) l'assegno di mantenimento, relativo al periodo di separazione, a favore della Lario. La decisione della Suprema Corte, dopo l'udienza pubblica svolta nello scorso novembre - in cui la Procura generale aveva invece sollecitato una revisione, al ribasso, dell'assegno di separazione - è  stata resa nota oggi con il deposito delle motivazioni. 

Veronica Lario aveva avviato le pratiche di separazione nel 2009, dopo 19 anni di matrimonio: nel suo ricorso, chiedeva l'addebito al marito, l'assegnazione della casa coniugale e un assegno di mantenimento di 3,6 milioni al mese. Berlusconi aveva subito contestato le richieste della moglie, sottolineando l'ormai acquisita autosufficienza dei tre figli nati dalla loro unione, e anche le "risorse patrimoniali" che Veronica Lario aveva nelle sue disponibilità. In primo grado, il giudice della separazione aveva fissato in 3 milioni al mese l'assegno per l'ex signora Berlusconi, poi ridotto in appello, quando venne stabilito un mantenimento di 50mila euro mensili per Lario dal 2009 al settembre 2010 (quando la signora Berlusconi lascio' la villa di Macherio, che era stata la casa coniugale) e in 2 milioni di euro per il periodo successivo, dall'ottobre 2010 alla data di divorzio, avvenuto davanti al tribunale di Monza nel febbraio 2014 (l'assegno divorzile, sul quale la causa è ancora pendente, e' stato fissato dal giudice di Monza in 1,4 mln al mese).

La Corte d'appello di Milano aveva ridotto di un milione l'assegno di separazione, ma determinato comunque a sua favore l'elevatissima somma di 2 milioni mensili: lo stesso Berlusconi, avevano evidenziato i giudici di secondo grado, aveva ammesso nel corso del processo di aveve un patrimonio "ultracapiente", e di "aver garantito alla moglie un tenore di vita assolutamente al di fuori di ogni norma", con maggiordomo, cuochi, autisti, cameriere, guardarobiere e segretaria personale, "versandole ogni mese - si legge nella sentenza depositata oggi in Cassazione - solo come 'argent de poche', la somma di 50mila euro". La Corte d'appello aveva tenuto conto anche della posizione reddituale di Veronica Lario, socia unica di alcune società, proprietarie di cespiti in Italia, Usa e Gran Bretagna, e constatato che vi era in goni caso una "rilevante disparità tra i redditi e i patrimoni dei due coniugi". L'assegno di separazione, dunque, ha tenuto conto dell'"elevatissimo tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale", nonché della "lunga durata del rapporto", il "contributo morale ed affettivo reso dalla moglie all'intera famiglia", la "dedizione alla cura della prole" e "l'impossibilità" per Veronica Lario "di riprendere l'attività di attrice, abbandonata con il consenso del coniuge, molti anni prima". 

(fonte Agi)