Milano, 10 maggio 2016 - Sfratto senza notifica di preavviso, a cura di un custode giudiziario incaricato della vendita di un immobile pignorato o messo all’asta. È la nuova spada di Damocle che pende sulla testa di famiglie e singoli proprietari di casa che per un motivo o per l’altro (in cima c’è la perdita del lavoro) già rischiano di finire in mezzo alla strada. L’allarme arriva dall’Associazione ufficiali giudiziari in Europa: il decreto legge 3 maggio 2016 numero 59 - spiegano diversi rappresentanti, innescando un tam tam sui social network - punta ad accelerare l’iter del rilascio dell’immobile. Tradotto, significa meno tutele per i proprietari di casa in difficoltà, che non riescono a saldare le spese condominiali o le rate del mutuo e che per questo si ritrovano l’alloggio pignorato o messo all’asta. Già nelle scorse settimane il Sunia denunciava che «secondo i dati del Tribunale di Milano, le richieste per le vendite all’asta di case di proprietà avviate negli anni sono arrivate a 17.516, nel 2015. Sono 3.467 quelle depositate nel 2014 e 3.384 nel 2015. Numeri eloquenti che raccontano di una situazione esplosiva».

Per entrare in vigore, il decreto legge dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni. E dovranno passarne altri 30 dalla data di conversione. Significa che, se la procedura andrà in porto, da settembre le famiglie proprietarie sotto sfratto si troveranno a vivere un dramma nel dramma. Alle prese con un custode giudiziario che potrebbe bussare alla porta, secondo le disposizioni del giudice dell’esecuzione immobiliare, intimando il rilascio dell’alloggio «senza più dover notificare l’ordinanza di liberazione dell’immobile unitamente al precetto» e «senza più notifica del preavviso» almeno dieci giorni prima, eventualmente anche con l’ausilio della forza pubblica. Peraltro, anche far subentrare un custode a un ufficiale giudiziario «è negativo - spiega un ufficiale giudiziario -: lo sfratto è un dramma, basti dire che i suicidi, nelle esecuzioni immobiliari, sono all’ordine del giorno. Il provvedimento va affrontato da un un pubblico ufficiale imparziale, dall’agente dell’esecuzione, cioè l’ufficiale giudiziario, che non ha interesse ad accelerare l’iter», continua un collega.

E sono tanti i proprietari di casa “deboli”: «Negli anni passati - ha dichiarato il Sunia - c’è stata la spinta all’acquisto del cosiddetto ceto medio: lavoratori, giovani e pensionati che, partendo dal presupposto che pagare la rata del mutuo fosse più conveniente dell’affitto, sono andati in questa direzione. Ma oggi chi tutela queste famiglie in difficoltà?».