Sesto San Giovanni (Milano), 28 settembre 2017 - Assoluzione anche in appello per l'ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, che era presente in aula al momento della lettura del verdetto. I giudici della seconda corte d'Appello di Milano hanno confermato la sentenza disposta dal Tribunale di Monza al termine del primo grado di giudizio assolvendo il politico del Pd, accusato di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, e gli altri otto imputati nel procedimento sul cosiddetto "sistema Sesto".
Respinte le richieste del sostituto pg Lucilla Tontodonati che aveva sollecitato una riapertura del dibattimento con la riconvocazione in aula di alcuni testimoni. In subordine la condanna di tutti gli imputati, proponendo la pena più alta (3 anni di
carcere) proprio per l'ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.

Secondo i giudici milanesi, così come per quelli di Monza, Penati non è dunque colpevole nè di corruzione nè di finanziamento illecito ai partiti
In particolare, l'ex sindaco era accusato di finanziamento illecito ai partiti per la presunta tangente incassata dall'imprenditore Piero Di Caterina, suo grande accusatore, che in cambio sarebbe stato favorito nella vicenda Sitam, il Sistema
di trasporto pubblico dell'hinterland a Nord di Milano. L'accusa di corruzione riguardava  invece la caparra di una compravendita immobiliare tra Di Caterina e un altro imputato, Bruno Binasco, che avrebbe così incassato due milioni.

Penati è stato assolto anche per i finanziamenti incassati dalla sua fondazione "Fare metropoli" e per i 14 milioni di extracosti incassati dal gruppo Gavio nell'appalto per la realizzazione della terza corsia sull'A7, la Milano-Serravalle. Il reato più grave, relativo alla presunta concussione per la riqualificazione delle aree ex Falck ed ex Marelli di Sesto San Giovanni, era già caduto in prescrizione durante il primo grado di giudizio. 

Oltre che per Penati, il pg aveva chiesto altre 9 condanne e, in particolare, 2 anni e 6 mesi per Di Caterina e 2 anni e 9 mesi per l'architetto Renato Sarno e per l'ex manager Bruno Binasco.
Durissime le motivazioni dei giudici che avevano assolto Penati e gli altri in primo grado: "Indagini patrimoniali superficiali". Sulla presunta tangente incassata da Penati per l'affare legato all'acquisto di quote della societa' Milano - Serravalle i giudici avevano sostenuto che non vi fosse "alcuna prova orale o documentale che dimostrasse la fondatezza della tesi accusatoria". Le motivazioni dell'appello sono invece attese tra 90 giorni.

"Mi sono ripreso la mia vita - ha detto Penati, poco dopo aver ascoltato la sentenza -. Credo che siano stati anni difficili - ha aggiunto - e l'assoluzione di primo grado mi aveva già ridato la vita. Poi è arrivato un nipotino e sono andato in pensione.... Con oggi mi sono ripreso la mia vita". E ha chi gli ha chiesto se ora ha intenzione di ritornare a fare politica, ha risposto: "Nella vita non si può mai sapere....."