Milano, 3 ottorbre 2017 - L'unico sbandieratore di Milano è un ragazzo di 28 anni, di professione informatico. Si chiama Francesco Arcuri, è originario di Varese e in 9 anni la sua passione gli ha regalato «spalle da nuotatore agonista ed esperienze indimenticabili in giro per l’Italia». L’ultima in ordine di tempo è la 36esima Parata nazionale della Bandiera, organizzata dalla Lega Italiana Sbandieratori a Riva del Garda. Arcuri, che gareggia con la Compagnia di Legnano, è arrivato quarto nella specialità di coppia ma non è deluso. «Nel 2013 eravamo riusciti ad agguantare due ori e un argento - sottolinea - la concorrenza degli atleti dell’Italia centrale era agguerritissima».

È vero che all’inizio questa era una disciplina militare?

«Esatto. Gli sbandieratori si diffusero alla fine del 1300 per lanciare dei segnali nel corso delle battaglie».

Quando è nata la sua passione per i lanci?

«Grazie ad amici di Fenegrò che nel 2009 avevano deciso di inaugurare una nuova edizione del palio nella città comasca, dopo 20 anni di assenza. Poi mi sono tesserato a Legnano e ho continuato a praticare questa disciplina anche dopo il mio trasferimento a Milano, allenandomi due volte alla settimana. Nei periodi vicini alla gara vedo più il gruppo che la fidanzata».

In cosa consistono gli allenamenti?

«Nell’apprendimento della tecnica e della coreografia. Si arriva anche a dover tenere 5 bandiere. Il principio è un po’ quello della giocoleria ma le bandiere possono essere molto pericolose: ciascuna pesa 700 grammi con un elemento in piombo alla base. Io sono uno di quelli fortunati che possiede solo una cicatrice in faccia…».

Quali sono le qualità richieste?

«Una grandissima coordinazione fra la mano e l’occhio, spirito di attenzione, disciplina e una totale fiducia nei propri compagni per garantire gli scambi. Il feeling lo si raggiunge a furia di allenamenti ma anche nei dopo gara, in osteria».

Ci sono limiti per età o genere?

«Nessun vincolo. Nella nostra compagnia ci sono 10 donne e l’età è compresa fra 6 anni e 50 anni. Si fanno tante nuove amicizie. E sfido chiunque a trovare un altro sport che ti consenta di viaggiare tra i borghi più belli d’Italia. Qualche anno fa, a Firenze, abbiamo avuto la possibilità di cambiarci in un angolo di Santa Maria Novella non accessibile al pubblico. Indimenticabile».

Il sogno nel cassetto?

«Due anni fa ci siamo esibiti a San Siro per il Milan. Sarei felicissimo di poter organizzare un’esibizione in piazza Duomo, in quella che è diventata la mia città».