Milano, 12 luglio 2017 - Ha ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali, dopo 5 anni e mezzo di carcere minorile, Remi Nikolic, il giovane nomade che nel gennaio 2012, quando non aveva ancora 18 anni, a bordo di un suv travolse e uccise l'agente di polizia locale Niccolò Savarino, a Milano. La decisione è arrivata stamane dal Tribunale per i Minorenni di Milano, che ha accolto l'istanza dell'avvocato David Russo. 

Il Tribunale dei Minorenni di Milano ha concesso l'affidamento in prova sottolineando i suoi progressi e ritenendo che la misura può "rivelarsi utile per favorire il processo di integrazione sociale del condannato e nel contempo impedire la commissione di ulteriori reati". Nell'ordinanza i giudici, oltre a evidenziare le attività in cui è impegnato al Beccaria di Milano, anche in ambito teatrale, spiegano che ha mostrato la volontà di "volersi distanziare dallo stile di vita del contesto familiare che in passato aveva fatto proprio e di voler effettuare in modo non strumentale scelte tali da esprimere la sua volontà di cambiamento". 

I FAMILIARI - "Il fratello e i genitori di Niccolò Savarino sono arrabbiati, ma erano già consapevoli di come sarebbero andate le cose dopo la pena così bassa", afferma l'avvocato Gabriele Caputo, legale delle parti civili nei procedimenti penali sul caso del
vigile morto nel 2012. "Remi Nikolic non ha mai chiesto scusa a nessuno della famiglia, le scuse le ha presentate una volta sola in primo grado ma al giudice e invece ha sempre negato di aver voluto uccidere e da lui non è arrivato mai un pentimento sincero". Per il legale, ad ogni modo, "misure come la semilibertà, che aveva già ottenuto in passato, o l'affidamento, derivano a cascata dalla pena bassa del secondo grado, il minimo che si poteva dare per un omicidio volontario con tutte le attuanti possibili concesse". L'avvocato Gabriele Caputo ha anche chiarito che "l'unico risarcimento ottenuto dai genitori è arrivato dall'assicurazione del veicolo che l'ha travolto, mentre la famiglia sta provando ad ottenere un risarcimento dal Comune di Milano perché Savarino quel giorno non avrebbe avuto i mezzi idonei e non era stato addestrato specificatamente per un posto di blocco. Credo che quel risarcimento non sia ancora arrivato alla famiglia".

IL SINDACO SALA: UMANAMENTE INACCETTABILE - "È umanamente inaccettabile che il responsabile dell'omicidio dell'agente Savarino possa uscire dal carcere dopo aver scontato solo 5 anni di pena, tenuto conto della sua rocambolesca fuga all'estero per sfuggire alla giustizia". Queste la parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a margine della seduta del Consiglio comunale. "Condivido il dolore della famiglia Savarino che dopo la notizia di oggi è ancora più forte", ha concluso.

LE REAZIONI: E' UNA VERGOGNA - La decisone ha sollevato numerose reazioni. Dura la presa di posizione dell'assessore alla Sicurezza di Milano Carmela Rozza: "È una vergogna - dice Rozza - che un efferato assassino possa riprendere una vita fuori dal carcere dopo soli 5 anni. Quello dell'agente Savarino è stato un crimine estremamente feroce, di una violenza inaudita, con una fuga all'estero per sfuggire alla giustizia e alle responsabilità, fermata solo dalla prontezza e dal lavoro di indagine della polizia locale. Quanto meno mi sarei aspettata che l'omicida, che non ha avuto nessun rispetto per la vita umana, scontasse la pena, già poco severa, nella sua totalità". Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale in Regione Lombardia ha definito la misura "uno schiaffo a Milano". "Già la pena era ridicola, dovevano dargli l'ergastolo, almeno che non ottenesse agevolazioni dopo appena 5 anni - ha spiegato - E' una persona che è stata capace di travolgere con un suv e uccidere senza pietà un agente di polizia locale per poi scappare senza rimorsi. E ora è fuori. La famiglia deve ancora una volta subire un duro colpo, come se non bastasse il dolore per la perdita incolmabile". 

LA MORTE DI SAVARINO - La tragedia si è consumata il 12 gennaio 2012. L'agente Savarino, 42 anni, stava effettuando un normale servizio di controllo in un parcheggio in via Varé, zona Bovisa, venne travolto dal suv guidato dal nomade e il suo corpo venne trascinato per 200 metri. Tre giorni dopo, gli investigatori della Squadra mobile arrestarono il giovane (figurava come Goico Jovanovic, 24 anni) che era riuscito a fuggire fino in Ungheria. Venne estradato e rimase poco più di due mesi nel carcere di San Vittore, fino a che, a seguito di una perizia e grazie ad un certificato di nascita rintracciato a Parigi dalla difesa, si scoprì che il nomade si chiamava Remi Nikolic ed era minorenne al momento del fatto.

LA CONDANNA - La Cassazione nell'aprile del 2015 aveva confermato la condanna a 9 anni e 8 mesi. Era stata, dunque, confermata dalla Suprema Corte la sentenza del dicembre 2013 con cui la sezione minorenni della Corte d'Appello di Milano aveva ridotto la pena per l'imputato, assistito dal legale Russo, portandola dai 15 anni, che gli erano stati inflitti in primo grado dal Tribunale per i Minorenni, a 9 anni e 8 mesi. In primo grado, in particolare, i giudici avevano riconosciuto all'imputato le attenuanti generiche come prevalenti rispetto alle aggravanti, mentre il pm aveva chiesto per Nikolic 26 anni di reclusione.

Attenuanti che erano state concesse dai giudici anche sulla base del "contesto di vita famigliare" nel quale il ragazzo "è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento» e dalla "totale assenza di scolarizzazione". In secondo grado, poi, al giovane è stato comminato, in sostanza, il minimo della pena prevista in un dibattimento per un caso del genere di omicidio volontario commesso da un minore. Un altro nomade serbo Milos Stizanin è stato condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 6 mesi per favoreggiamento perché avrebbe aiutato Nikolic a fuggire, ma poi la Cassazione ha ordinato un appello 'bis' per valutare l'accusa di concorso in omicidio.