Cernusco (Milano), 11 novembre 2017 - Nilde Caldarini è morta di paura. La volontaria di Cernusco sul Naviglio, nel Milanese, non ha retto al terrore provocato dal sasso scagliato contro il parabrezza della Opel Agila sulla quale rientrava casa, dopo un incontro di preghiera con altre quattro persone. Era seduta al posto del passeggero. Giovedì, ore 23.30. Pioviggina, la Provinciale 121 Pobbiano-Cavenago è deserta. Il blocco di pietra, di un chilo e 200 grammi, piove dal cielo, come un proiettile. Sfonda il vetro e cade ai suoi piedi, sul tappetino. L’auto si blocca. Nessuno è ferito, sembra un miracolo, ma la gioia dura un istante. L’impiegata di 62 anni sta male. Ha un infarto. Scattano i soccorsi, l’ambulanza corre all’ospedale, ma, è un viaggio inutile. Stella, così la chiamavano tutti, non ce la fa. È caccia alla mano che ha provocato la tragedia.

Non c'è un cavalcavia, in quel punto. Ma un terrapieno di cinque metri, ben curato, con l’irrigazione automatica, che dovrebbe assicurare un prato all’inglese. È una barriera anti-rumore, costruita l’estate scorsa per proteggere una dozzina di palazzine spuntate negli ultimi tre anni, confine di un quartiere-dormitorio che cerca di darsi un carattere. Probabilmente, i quattro amici, terrorizzati per Nilde, non hanno alzato lo sguardo. È in cima alla montagnola che gli inquirenti, per tutto il giorno, hanno cercato una traccia per risalire a chi ha impugnato la pietra, aspettando il momento giusto per lanciarla. Dietro al terrapieno c’è un parcheggio. Ma, soprattutto, nascosto fra i cespugli, c’è un sottopassaggio che dovrebbe servire ad attraversare la strada, ma che più dei pedoni, è il regno dei vandali. Alle pareti, scritte e vernice spray. Una via di accesso ideale, lontana da occhi indiscreti.

Il pm di Milano Silvia Bonardi, che nel pomeriggio ha effettuato un sopralluogo, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. L’ipotesi di morte come conseguenza di altro reato, però, potrebbe presto aggravarsie. Il sindaco Ermanno Zacchetti confida che «l’inchiesta faccia piena luce». Nilde era nata e viveva a 300 metri da dove ha trovato la morte. A Cascina Besozzi, una vecchia casa colonica incastonata fra il rione che i carabinieri di Cassano stanno passando al setaccio e una fila di capannoni. È qui che lavorava. Il marito e la figlia 30enne, Jennifer, non hanno la forza di parlare. Solo una zia, Maria Caldarini, rompe il silenzio fra le lacrime: «Non posso crederci. Spero che prendano chi è stato. Ha fatto un gesto orribile».

Inverosimile la pista dell’incidente. Il terrapieno è cosparso di sassi poco più grandi di un pugno, come quello piombato sull’utilitaria. Iimpossibile credere che sia volato da solo. La vita non era facile per Stella. Da quindici anni conviveva con il dolore per la perdita dell’altro figlio, suicida da adolescente. Schiva, riservata, sempre pronta ad aiutare gli altri, non aveva ceduto al vuoto per quella morte senza perché. Aveva deciso di dedicarsi ai ragazzi che combattono per lasciarsi la droga alle spalle. Trascorreva il tempo libero alla comunità Aga di Pontirolo, nella Bergamasca. Ogni giovedì, la sua seconda famiglia si riunisce per pregare, lei non mancava mai. Neanche l’altra sera. Ma, alla fine, ad aspettarla, c’era un nuovo tragico appuntamento con il destino.