Milano, 28 giugno 2017 - Si incontreranno solo venerdì il sindaco Giuseppe Sala e il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi. I rapporti tra i due si sono raffreddati da tempo ma l’esito delle ultime elezioni comunali, decisamente negativo per il Pd e per il centrosinistra lombardo, impone ora, a maggior ragione, di ricucire e ripartire. In vista c’è l’appuntamento delle Regionali, in agenda nel 2018. Ricucire, sì. Ma senza fretta. Renzi era a Milano già ieri, ospite dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) ma Sala, a domanda, fa sapere che il giorno giusto sarà quello di venerdì, quando al Teatro Linear Ciak di viale Puglie si aprirà la due giorni Italia 2020, ovvero: l’assemblea nazionale dei circoli del Pd. La scaletta è già fissata: il primo cittadino prenderà la parola intorno alle 17.15 per un intervento di saluto, l’ex premier subito dopo, per aprire l’assemblea.

Una cornice piuttosto formale per un incontro quasi obbligato. «Stasera non abbiamo impegni – scandisce per l’esattezza Sala –, credo ci vedremo venerdì perché c’è l’avvio della due giorni di incontri del Pd, che speriamo siano fruttuosi. Comincia da Milano e certamente andrò». L’approccio del sindaco all’assemblea e al segretario non si preannuncia morbido: «Oggi una coalizione che si candida a guidare l’Italia deve essere molto aggressiva nella presenza del territorio – spiega il primo cittadino –. Abbiamo per molto tempo enfatizzato il ruolo del Comune e della Città Metropolitana, ma io ho sentito tanti miei colleghi sindaci lamentarsi del fatto che poi l’azione del Governo non è stata in linea con questa dichiarazione di intenti. C’è un’area che spinge verso il centrodestra – sottolinea ancora Sala –. Non è solo un’area italiana. Quando la gente vive di insicurezze tende a votare il centrodestra però questo non è un Paese che può andare avanti senza essere riformista». Ma non è finita: «Non abbiamo dato una dimostrazione di unione – continua Sala –, non so quanto si sia dato il giusto peso a queste elezioni, non so se i dirigenti del Pd siano andati in giro abbastanza a supportare i candidati. Era un passaggio importante e purtroppo ne usciamo male». Che fare, quindi? «Non credo sia il caso di farne uno psicodramma o di rimettere in discussione tutto, certamente alcune cose non sono andate ma nessuno si dovrebbe dimettere, anche perché abbiamo una nuova tornata elettorale tra pochi mesi e non mi sembra il caso di ricominciare daccapo, bisogna ripartire dalla consapevolezza degli errori fatti» risponde Sala.

E a proposito della prossima tornata elettorale, il sindaco benedice la volontà di Giorgio Gori, suo parigrado a Bergamo, di correre per la presidenza di quella Regione che da vent’anni è in mano al centrodestra: «La buona notizia è la determinazione di Gori. Non spetta a me dire se vanno fatte o meno le primarie, però una candidatura di questo livello è un buon inizio. Se il candidato ufficiale sarà lui, avrà in pieno il mio appoggio – assicura Sala –. Ci vuole coraggio oggi, soprattutto dopo questo weekend, e conoscendo la forza di Maroni».

giambattista.anastasio@ilgiorno.net