Milano, 12 gennaio 2018 - La prima suggestione della sua campagna elettorale è quella di una «Lombardia più forte della Germania e più efficiente della Svizzera». Attilio Fontana sceglie questo richiamo per chiudere la sua prima uscita pubblica da candidato del centrodestra alla presidenza della Regione. Lo slogan è fatto: «Al lavoro!». Il sottotitolo pure: «Più Lombardia». Già pronti anche i manifesti elettorali: blu, verde e bianco i colori scelti dall’ex sindaco di Varese, chiamato ad una campagna elettorale lampo per effetto della rinuncia del presidente uscente Roberto Maroni. «La campagna breve sarà un problema – ammette Fontana – perché in 50 giorni devo fare quello che avrei dovuto fare in 100 giorni. Avrei potuto parlare con più gente e approfondire più problematiche».

Parole che sembrano avallare il ritrovato ottimismo del suo primo sfidante, Giorgio Gori, in corsa per il centrosinistra, che solo martedì si diceva ancor più fiducioso di battere il centrodestra ora che a correre è proprio Fontana e non più Maroni. «Spero che le speranze di Gori rimangano tali. Gli auguro di vivere questo sogno e poi di svegliarsi in un modo un po’ violento. Ma non voglio entrare in polemica, la mia non sarà una campagna elettorale contro qualcuno». Oggettivo il problema di notorietà che accompagna Fontana soprattutto in confronto alla popolarità sulla quale avrebbe potuto contare Maroni. Ma il candidato riesce a ironizzare evitando così di schierarsi nel duello a distanza, ed asprissimo, che contrappone in queste ore proprio Maroni a Salvini. In estrema sintesi: dalle pagine del Foglio il governatore uscente ha dato dello «stalinista» al segretario federale della Lega. «Non voglio essere coinvolto in questo genere di polemiche. Sono cose che non mi riguardano. Io sono amico di Maroni, sono amico di Salvini e quindi non dico assolutamente nulla» risponde Fontana sulle prime.  Poi aggiunge: «In politica quando mai non si litiga. Io sono uno dei pochi che non litiga. E infatti non mi conosce nessuno». Al di là della dichiarazione di neutralità, la continuità con le politiche di Maroni sembra già un’ossessione: «L’autonomia non è uno slogan ma è qualcosa che, una volta applicata, cambierà la vita ai cittadini e la capacità decisionale della Regione».

Da ex presidente della costola lombarda dell’Associazione Nazionale dei Comuni, Fontana precisa: «Vorrei un’autonomia declinata anche per i sindaci, credo nella forza e nel valore degli enti locali, fondamentali per ascoltare il territorio. Autonomia significa più spazio anche per gli enti locali». Da qui la prima suggestione: «Il mio sogno è quello di una Lombardia bella e creativa, come sa essere, più forte della Germania e più efficiente della Svizzera». Dichiarazioni d’intenti proferite al Palazzo delle Stelline con tutti gli alleati intorno: Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda, Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia), Alessandro Colucci (Noi con l’Italia), Alberto Cavalli (Energie per l’Italia), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati), Gianfranco Rotondi (Rivoluzione Cristiana) e Benedetto Tusa (Movimento Nazionale Sovranità). A proposito di partiti, ieri l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha ufficializzato che Energie per l’Italia non dovrà raccogliere le firme per comparire sulla scheda elettorale e nemmeno la «Lista Maroni Presidente» dovrà farlo nel caso, ovvio, che cambi denominazione in «Lista Fontana Presidente».