Milano, 6 ottobre 2017 - Referendum cittadino sulla riapertura dei Navigli. Ormai è ufficiale. Ieri pomeriggio il Consiglio comunale ha approvato non senza polemiche l’ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pd Filippo Barberis in cui è stata indicata la strada della consultazione popolare per decidere se andare avanti o meno sul progetto illustrato all’inizio della seduta dal sindaco Giuseppe Sala.

Il primo cittadino ha delineato la prima fase del progetto che sarebbe sottoposto al giudizio dei milanesi: ripristino dell’antica continuità idraulica della città e riapertura di cinque tratti di vie d’acqua per un totale di due chilometri sui 7,7 km complessivi del percorso degli antichi Navigli. I tratti in cui l’acqua riaffiorerebbe sono quello della Martesana in via Melchiorre Gioia, la Conca dell’Incoronata (da viale Monte Grappa a via Castelfidardo), via Francesco Sforza (da via Laghetto a corso di Porta Romana), piazza Vetra e via Marco d’Oggiono (fino alla Darsena). Costo complessivo: 150 milioni di euro (500 milioni di euro il costo per riaprire tutti i Navigli). Tempi di realizzazione dei cinque tratti: entro il 2022. La consultazione su questo progetto si farà insieme alle elezioni regionali o politiche o all’election day in caso di accorpamento della sfida lombarda e nazionale – concordano sindaco e maggioranza – ma l’odg sulla consultazione è passato solo con 26 «sì» del centrosinistra e con 11 «no» di tutta l’opposizione presente in Consiglio comunale: FI, Lega, Milano popolare, M5S e Basilio Rizzo. Tutti i gruppi di minoranza giudicano inutile la consultazione, perché nel 2011 i milanesi si erano già espressi con un plebiscito (il 94%) sull’ipotesi di riapertura dei Navigli. Sala aveva già replicato preventivamente a questa critica sottolineando che «allora la scelta si basò su variabili ancora astratte, mentre stavolta c’è un progetto concreto».

Il secondo odg presentato dalla maggioranza chiedeva una condivisione del Consiglio proprio sul progetto illustrato dal sindaco e chiedeva garanzie sul fronte economico: i 150 milioni di euro non dovranno essere sborsati solo dal Comune, ma il sindaco dovrà impegnarsi a reperire risorse da Regione, Stato, Unione europea e privati, un condizione subito recepita da Sala: «I privati potranno avere un ruolo rilevante». Su questo secondo odg l’atteggiamento dell’opposizione è stato più aperturista: i consiglieri di centrodestra non hanno partecipato al voto, quelli del M5S si sono astenuti, mentre l’unico voto contrario è arrivato da Rizzo. Il centrodestra, dunque, apre all’ipotesi di riapertura dei Navigli, ma in un odg preparato da Matteo Forte (Mp) e Alessandro Morelli (Lega) chiede che «la riapertura graduale avvenga per lotti consecutivi, non sui cinque tratti, in modo da garantire la riapertura dell’intero tracciato storico dei Navigli». Nettamente contrario alla riapertura dei Navigli, invece, l’azzurro Fabrizio De Pasquale.