Milano, 6 aprile 2017 - La voce è ancora incerta. La faccia è quella di chi ha vissuto due minuti di terrore, e per di più con la paura di essere scoperta dai rapinatori. I ricordi, però, sono nitidissimi, anche perché sono passate solo 24 ore dal raid a mano armata. Valeria Verga ha 36 anni e gestisce insieme al fratello Umberto l’omonima orologeria di corso Vercelli 19, fondata dal nonno Luigi nel 1947 e poi guidata negli anni pure da papà Valerio. È lei a raccontarci com’è andato il blitz con pistola e mazze di martedì alle 11.30 sul quale stanno indagando gli agenti dell’Anti-rapine della Mobile («Sono stati molto gentili e professionali», tiene a sottolineare la donna), coordinati dal dirigente Lorenzo Bucossi e dal funzionario Luca Izzo.

Lei dov’era quando sono entrati i tre rapinatori?

«Ero al telefono nel retro».

E chi c’era davanti?

«Due dipendenti e un cliente. Il primo rapinatore, che probabilmente aveva del cerone in faccia o indossava qualcosa di simile a una maschera, ha suonato il campanello: era ben vestito e per non farsi vedere in faccia ha fatto finta di soffiarsi il naso. Una volta aperta la porta, gli altri due con i caschi sono entrati in un attimo».

Lei ha capito subito cosa stava succedendo?

«Ho aperto parzialmente la porta scorrevole e mi sono affacciata per dare un’occhiata: loro non mi hanno notata, e io sono rientrata senza farmi sentire. Poi sono andata in bagno, mi sono chiusa dentro e ho schiacciato il pulsante anti-rapine. Ho sentito colpi di mazza e mi sono preoccupata: ho temuto che stessero facendo del male a qualcuno. In realtà, stavano spaccando le teche dov’erano custoditi i Rolex».

E poi?

«Si sono diretti verso la cassaforte e hanno iniziato a svuotarla, ma per fortuna sono intervenuti i poliziotti di una Volante».

Chi ha dato l’allarme?

«Una cliente che aveva un appuntamento con me alle 11.30. Quando si è avvicinata alla porta, ha visto cosa stava accadendo all’interno e ha fermato una Volante di passaggio in quel momento in corso Vercelli: i poliziotti sono intervenuti immediatamente, ma i tre sono riusciti a scappare da una porta secondaria che dà sul condominio di largo Settimio Severo (la piazzetta dietro corso Vercelli, ndr)».

Hanno detto qualcosa?

«No, non hanno fatto un fiato per tutto il tempo. Alla fine, prima di sparire, uno di loro ha detto una frase in una lingua straniera (probabilmente spagnolo, aggiungiamo noi, ndr)».

Avete fatto un inventario degli oggetti rubati?

«Lo stiamo facendo: sono tutti Rolex, il valore potrebbe superare i 200mila euro».

Cambierete qualcosa ora?

«Sì. Finora avevamo un vigilante che si piazzava davanti al negozio soltanto il sabato, da ora in avanti sarà qui tutti i giorni».