Milano, 7 dicembre 2017 - «È dal 1963 che la Scala non apriva una sua stagione con un’opera del periodo verista, che è un periodo importantissimo della musica italiana, e al suo tempo fu un’evoluzione». Un digiuno che verrà interrotto proprio stasera con la rappresentazione dell’Andrea Chénier di Umberto Giordano. Sul podio, come l’ultima volta alla Scala nel 1985, ci sarà il maestro Riccardo Chailly, direttore musicale di via Filodrammatici, che ieri sera ha conversato dell’opera con l’assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno nell’ormai tradizionale incontro pre-Prima in uno spazio culturale di periferia (stavolta è toccato al Centro francescano Rosetum in zona Gambara).

Del Corno, lui stesso musicista e compositore, lo ha stimolato con la sua competenza in materia, sottolineando come sia significativo per il tempio mondiale della lirica inaugurare il calendario 2017-2018 con questo titolo, proprio per riaffermare il valore positivo di questo filone del melodramma italiano. Dal canto suo, Chailly ha osservato come non sia stato giusto «attendere 32 anni prima di riproporre Andrea Chénier: io mi sono meravigliato del fatto che solo pochi professori d’orchestra, otto in tutto, conoscevano quest’opera magnifica per averla già eseguita. Con tutti gli altri ho dovuto fare un lavoro dall’inizio. Ed è significativo il modo in cui molti giovani musicisti mi hanno manifestato entusiasmo per questa partitura musicale». Per Chailly, al suo terzo 7 dicembre consecutivo da numero uno del teatro (i primi due da direttore principale e ora da direttore musicale), «la modernità di quest’opera sta nel linguaggio musicale e strumentale che nell’orchestra evoca continui stati d’animo in un impegno sinfonico corale. In questo – ha aggiunto il direttore musicale del Piermarini – il compositore era decisamente avanti per il suo tempo, esprimendo una sorta di sceneggiatura neo-cinematografica».

Di più : «Lo stesso ritmo del primo e del terzo atto, ad esempio, è pensato con un ritmo di esecuzione scenica, come fosse la sceneggiatura di un film». E in questo, il maestro Chailly vede un parallelo con la Bohème di Giacomo Puccini, «con cui ci sono molte similitudini».