Milano, 20 aprile 2017 - Adesso è ufficiale: per Fondazione Fiera il contratto sottoscritto con Vitali Spa per la riqualificazione del Portello non è più valido. L’azione legale paventata nelle scorse settimane è già stata avviata. E Massimo Vitali, presidente dell’omonima impresa, ne era al corrente, a differenza di quanto pubblicamente dichiarato nelle ultime settimane e a dispetto degli appelli lanciati dallo stesso Vitali al Comune perché si decidesse ad accelerare l’iter. Fondazione Fiera ha presentato un esposto in tribunale contro i costruttori bergamaschi notificandolo ai diretti interessati già il 24 marzo. Un esposto per presunte inadempienze.

Decisioni e date formalizzate da Fondazione Fiera in una lettera inviata il 13 aprile, solo sette giorni fa, all’assessorato comunale all’Urbanistica a firma di Paolo Lombardi, direttore generale di largo Domodossola. Una lettera che nasce anche come risposta ad una richiesta di chiarezza avanzata all’ente da parte di Palazzo Marino. Proprio su queste pagine, il 25 marzo scorso, si era anticipata l’intenzione della Fondazione di risolvere ogni rapporto con l’impresa. E allora da Palazzo Marino era stata pubblicamente lanciata alle parti una richiesta di chiarezza. Ecco, allora, il passaggio clou della missiva firmata da Lombardi una settimana fa: «La vigenza e l’efficacia del contratto quadro sottoscritto il 16 febbraio 2016 tra Fondazione Fiera Milano e Vitali Spa, alla quale è subentrata Milano Alta, sono da noi contestate per i fatti e per i motivi illustrati nel nostro atto di citazione avanti il tribunale di Milano notificati a Milano Alta e a Vitali Spa in data 24 marzo 2017, del quale vi abbiamo edotto nella precedente lettera del 5 aprile». Sì, sono due le lettere nella quale Fondazione Fiera fa sapere all’assessorato comunale all’Urbanistica di non considerare più né vigente né efficace il contratto col gruppo al quale è stato affidato il disegno futuro del Portello. «Con un atto del genere come possiamo noi andare avanti a trattare con i Vitali?» chiede, quindi, Pierfrancesco Maran, assessore comunale all’Urbanistica. «Noi avevamo chiesto alla proprietà del Portello e all’impresa che si è aggiudicata la gara per la sua riqualificazione di farci sapere se avessero o no l’intenzione di andare avanti insieme – ricorda Maran –. Le comunicazioni pervenuteci negli ultimi giorni ci impongono di interrompere il confronto con Vitali Spa perché ci è stato detto con chiarezza che Fondazione Fiera ha deciso di intraprendere un’altra strada. Noi ne prendiamo atto e attendiamo che la proprietà del Portello ci facia sapere come intende valorizzare un’area di grande interesse per lo sviluppo della città».

Maran e, prima di lui, il sindaco Giuseppe Sala non hanno mai nascosto il loro parere negativo nei confronti del progetto presentato dai Vitali. E il riferimento è al progetto bis, quello nel quale si prevede l’abbattimento dello storico padiglione 1-2 del Portello e le famose cinque torri, invece non contemplate nei fogli millimetrati coi quali l’impresa ha partecipato alla gara. Il motivo della modifica? L’impossibilità di riammodernare quel padiglione. Quelle palazzine hanno certamente creato delle frizioni tra l’impresa e Palazzo Marino, come riportato. Secondo Maran le modifiche di volta in volta offerte al Comune dai Vitali erano piuttosto marginali. Ma dietro a questo epilogo c’è soprattutto il mancato decollo dell’intesa tra Fondazione Fiera e i costruttori. Le inadempienze che ora da largo Domodossola sono contestate al gruppo Vitali non hanno a che fare solo con lo sforamento di qualche scadenza temporale ma anche con gli oneri di urbanizzazione e i costi delle bonifiche, gli uni e gli altri ora aumentati rispetto al progetto originario (quello che non prevedeva abbattimenti), senza contare la questione della retroattività del pagamento del canone per il comodato dell’area.