Milano, 6 novembre 2017 - Ha fatto esplodere un ordigno davanti alla porta di casa di un operaio ecuadoriano di 45 anni, causando ingentissimi danni ad una palazzina di Pioltello, dove furono evacuate di 12 famiglie, in tutto 27 persone. Per questo episodio, avvenuto il 10 ottobre scorso, i carabinieri di Milano hanno arrestato Roberto Manno, 25enne appartente alla nota famiglia 'ndranghetista, in esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 4 novembre dal gip Paolo Guidi. Il 25enne è accusato di detenzione di materiale esplodente, estorsione e usura, aggravati perché commessi con modalità mafiose. In particolare, l'attentato avrebbe dovuto, nelle intenzioni dell'estortore, indurre la vittima a corrispondere la somma usuraria di 32mila euro, a fronte di un prestito di 20mila euro concesso al figlio dell'operaio residente nella palazzina.

L'ULTIMATUM  E LA BOMBA - Pochi giorni prima dell'esplosione, Roberto Manno, incensurato (figlio del 56enne Francesco Manno e nipote del 53enne Alessandro, entrambi condannati nell'ambito dell'inchiesta "Infinito"), aveva dato un ultimatum alla vittima minacciandola: "se non paga il figlio, paga il genitore, e vedrai quello che ti succederà lunedì". L'esplosione era stata programmata a un'ora e venti minuti esatti dalla scadenza imposta per la consegna del denaro. L'attività investigativa ha permesso di documentare le gravi condizioni di assoggettamento psicologico in cui viveva la famiglia della vittima L'indagine, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Monza e della compagnia di Cassano D'Adda, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, da Ilda Boccassini e Paolo Storari.

IL GIP - "E' del tutto verosimile che il clima di intimidazione realizzato dai Manno nel territorio di Pioltello possa incidere su coloro che hanno reso dichiarazioni in questo procedimento". E' quanto scrive il gip Paolo Guidi nell'ordinanza di custodia cautelare a carico di Manno. "I soggetti coinvolti come vittime - spiega il gip - hanno a priori paura a ricorrere alle forze dell'ordine; solo in questo modo, e cioè con un vero e proprio terrore, può spiegarsi perché figlio e padre, dopo le minacce di cui sono stati destinatari e dopo l'esplosione, siano addirittura fuggiti in Ecuador. In tale situazione non solo le vittime potrebbero essere in qualche modo indotte a non tornare più o a cambiare versione, ma è del tutto verosimile che il clima di intimidazione realizzato dai Manno nel territorio di Pioltello possa incidere su coloro che hanno reso dichiarazioni in tale procedimento".