Milano, 12 gennaio 2018 - Il caso La Rosa non è ancora chiuso. Gli inquirenti, infatti, non escludono al momento la presenza di un eventuale complice delle due persone fermate il 14 dicembre per l’omicidio dell’ex calciatore, il 35enne Raffaele Rullo e la madre 59enne Antonietta Biancaniello. Il tecnico informatico, che si trova in carcere a San Vittore, si è sempre difeso dicendo di aver visto la vittima per l’ultima volta sotto casa della madre, a Quarto Oggiaro, nella periferia di Milano, ma di essersi allontanato poco dopo. In una conversazione telefonica tra Rullo e la fidanzata di La Rosa, riportata nel decreto di fermo firmato dal pm Eugenio Fusco, l’uomo aveva parlato alla sua interlocutrice di una macchina con targa gialla sulla quale La Rosa sarebbe salito al termine della conversazione in via Cogne.

Una versione dei fatti ritenuta «non credibile» e piena di «macroscopiche incongruenze». Tuttavia, gli investigatori sono ancora al lavoro. Tenendo pure conto di un dettaglio: Rullo si muove con una protesi dal 1998, quando ha perso una gamba in seguito a un incidente stradale. La domanda: sarebbe stato in grado da solo di sollevare il cadavere di La Rosa per infilarlo nel bidone in cui è stato ritrovato? Analisi in corso pure su cellulari e computer. Intanto, il 35enne ha rinunciato a coltivare la richiesta di scarcerazione e di concessione degli arresti domiciliari avanzata al Tribunale del Riesame. Sul corpo della vittima è stata eseguita l’autopsia, i cui esiti saranno noti solo tra qualche settimana. In base alla ricostruzione dell’accusa, Rullo (coinvolto anche in un traffico di auto con truffe sulle assicurazioni), la sera del 14 novembre avrebbe attirato La Rosa a casa della madre, ritenuta complice del delitto, con lo scopo di «liberarsi» dell’amico al quale avrebbe dovuto restituire un debito da 38mila euro.Andrea Gianni