San Giuliano (Milano), 25 novembre 2017 - La sua battaglia è iniziata due anni fa, quando il (presunto) carnefice di sua sorella è tornato in libertà nonostante l’ergastolo confermato in Appello e un’altra condanna per stalking. Ora Assunta Bianco, sorella minore di Antonia, aspetta con ansia la decisione della Cassazione che il 5 dicembre potrebbe mettere la parola fine sul caso che ha stravolto per sempre la sua vita. Carmine Buono, 59 anni, idraulico di San Giuliano Milanese, accusato di aver ucciso il 13 febbraio 2012 la ex Antonia Bianco, italoargentina di 43 anni, madre di tre figli, è libero.

Scarcerato per decorrenza dei termini a novembre 2015, Buono, a luglio, aveva picchiato anche un’altra donna. A denunciarlo per maltrattamenti era stata la compagna. Così era stato costretto dal gip di Lodi ad allontanarsi dall’abitazione per assicurare tranquillità alla famiglia. Sull’omicidio di Antonia Bianco, l’ultima sentenza è del 21 giugno 2016: la seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva confermato per l’artigiano la condanna al carcere a vita. L’uomo avrebbe ucciso con un’arma appuntita - con ogni probabilità uno stiletto, mai trovato -. L’uomo si professa innocente.

Assunta Bianco, con quale stato d’animo aspetta la decisione della Cassazione?

«Sono fiduciosa. Sono due anni che chiedo giustizia per mia sorella Antonia, una persona di talento, bella e simpatica. La sua relazione con Carmine Buono era malata e turbolenta. Ora, questo assassino deve marcire in carcere. Non può restare in libertà».

Dopo la scarcerazione di Buono ha mai avuto paura?

«Per me e i miei nipoti è stato un incubo. Un uomo così pericoloso non può restare senza braccialetto elettronico. Ho vissuto con l’ansia che potesse accadere qualcosa».

Lui continua a dichiararsi innocente: lei ha mai avuto dei dubbi?

«Abbiamo sempre pensato che Buono fosse il colpevole. Fino a qualche giorno prima della morte l’aveva minacciata».

Cosa consiglia alle donne che subiscono violenza?

«Denunciare è l’unica soluzione per salvarsi. Insieme all’avvocato Domenico Musicco stiamo pensando di realizzare un’associazione. Ma anche lo Stato dovrebbe tutelare di più le donne. Serve un fondo per le vittime di violenza e l’introduzione dei braccialetti elettronici».