Milano, 13 settembre 2017 - Su 3.300 bambini che lunedì sera non avevano i documenti vaccinali per entrare all’asilo ieri solo 19 sono dovuti tornare a casa secondo il Comune di Milano. E un’altra trentina risultavano assenti. Solo a una dirigente, a quanto si è potuto apprendere, è toccato affrontare un momento di tensione coi genitori no vax. È successo intorno alle 9.30 in un quartiere elegante, via Goldoni 13: una coppia di italiani, più vicina alla quarantina che alla trentina, s’è presentata col figlio di tre anni, iscritto al primo di scuola d’infanzia, pretendendo che entrasse senza portare alcun documento.

"Non firmeremo nulla - hanno risposto alla preside che spiegava loro come bastasse autocertificare una richiesta di vaccinazione -. Non lo vaccineremo mai". Il confronto è durato circa un’ora, in corridoio e poi in presidenza perché i no vax alzavano la voce, e alla fine hanno chiamato i carabinieri, chiedendo loro di imporre l’ingresso del figlio «perché è un suo diritto». La pattuglia del Radiomobile non ha potuto che far notare che l’asilo non è scuola dell’obbligo e che la dirigente, pubblico ufficiale, non faceva che applicare la legge. Così i genitori se ne sono andati col verbale di non accettazione (senza firmarlo) e la promessa di fare ricorso. In via Goldoni non commentano, se non che è stato l’unico caso nel plesso, su tre scuole e 550 bambini. L’altra segnalazione, su Sesto San Giovanni, arriva dai Genitori del no obbligo ed è assai diversa: tre famiglie del comitato - che non si professa antivax e consiglia di presentare le richieste di vaccino ma di non autocertificarle - sarebbero rimaste fuori per divergenze col dirigente sui documenti. I «free vax» non indicano quale scuola, ma sarebbe in partenza un esposto ai carabinieri. A Milano s’intercettano anche casi meno drammatici. Cinzia fa due volte i cento metri tra la materna di via Andrea Costa e la sede centrale del plesso: «Ho chiesto se dovevo portare qualcosa, avevo già consegnato tutto l’anno scorso e mio figlio non aveva altri vaccini da fare. Mi dicono tutto ok, e poi stamattina che non può entrare. In segreteria confermano che è a posto, telefoneranno di là, intanto ho dovuto rivestirlo, avvisare che faccio tardi al lavoro... Non sono molto organizzati», sorride.

Cinzia è dell’Ecuador, siamo in via Porpora 43, scuola multietnica come il quartiere. Moltissimi hanno portato i documenti il primo giorno, il 5 settembre c’era la fila. I genitori si sono aiutati, spiega Marta: «Temevamo che gli stranieri avessero difficoltà, invece sono più bravi di noi». Rana, egiziana, sa di una mamma che ha fatto tradurre dall’arabo i certificati vaccinali. «Siamo un Paese in cui tanti arrivano, è giusto chiedere i vaccini nelle scuole», approva Oxana dalla cittadella scolastica di Affori. Nessuno è rimasto fuori dalla scuola d’infanzia Caracciolo e dal nido di via Ivrea. Qualcuno ce l’ha fatta al fotofinish: «Consegno tutto oggi – si giustifica Gueie Tuti -. Ho tre figli, 18 mesi, 4 anni e 6. Tutti vaccinati, solo che non trovavo i certificati».