Milano, 18 luglio 2015 - La battaglia dei barconi-ristorante dura da vent’anni. Ora, però, pare sia arrivata l’ultima parola (o forse la penultima): quei natanti sono fuorilegge e vanno spostati dal Naviglio Pavese. La querelle si trascina dal 22 marzo 1995: Regione Lombardia fa sapere a Palazzo Marino che le due chiatte ormeggiate all’angolo tra via Ascanio Sforza e via Scoglio di Quarto «stazionano privi del necessario decreto di concessione per occupazione di spazio del Demanio». Forte di quell’indicazione, l’allora Giunta Formentini ordina «la cessazione immediata dell’attività di somministrazione alimenti sui barconi». Niente da fare: i gestori fanno ricorso al Tar e ottengono lo stop.

Identico copione nel 2009: la Conferenza di Servizi boccia i natanti e ne dispone la rimozione. Succede qualcosa? Macché: altro rinvio a colpi di carte bollate. Ora ci risiamo. Con un risultato decisamente diverso. Sconfessando la decisione sulla sospensiva cautelare (accordata ai titolari del Ristorante delle Mole), due giorni fa il Tar ha respinto nel merito il ricorso contro il provvedimento che nel maggio 2014 ha disposto «il rilascio dello spazio acqueo» entro 120 giorni.

Accolte le tesi di piazza Scala, che ritiene i natanti «incompatibili» con i vincoli ambientali cui sono soggetti i Navigli, «in considerazione delle esigenze di salvaguardia e di valorizzazione della via d’acqua storica e del paesaggio urbano circostante». Non basta: per l’amministrazione, «i barconi, riducendo la larghezza del canale, creano disturbo alla manovra di entrata e di uscita dele barche e in generale alla navigazione». Metteteci pure, sottolinea il Tar, la mancanza del rinnovo del collaudo «a presidio della sicurezza dei soggetti transitanti nelle strutture galleggianti» e l’assenza di qualsiasi assenso di ordine edilizio alla permanenza delle chiatte, visto che, essendo «ubicati nella stessa posizione dagli anni ’80», vanno assimilati a un immobile.

Conclusione: «Sebbene il collegio ravvisi alcune delle criticità provvedimentali poste in risalto da parte ricorrente, rileva altresì la fondatezza almeno di alcune delle ragioni» utilizzate dal Comune per negare la regolarizzazione dei barconi. Tradotto: vanno spostati. Interpellati, i gestori del locale – che, per inciso, non hanno mai assecondato la volontà dell’amministrazione di trovare un’intesa – preferiscono non commentare: «Non sappiamo nulla». Tutt’altro che da escludere una nuova puntata in Consiglio di Stato.