Milano, 7 ottobre 2017 -  Chi si aspettava un coro di sì dei milanesi sulla riapertura dei Navigli non ha fatto i conti con dubbi e scetticismo delle persone che abitano nelle zone interessate dal progetto. Un secco no si leva dai commercianti di viale Melchiorre Gioia. Renato Mariani della cartolibreria «10 e lode» dice: «Tutto molto affascinante sulla carta. Il problema sono i tempi di realizzazione, si parla di una conclusione per il 2022, e le conseguenze dei cantieri sulle attività commerciali. Abbiamo visto cosa sta succedendo nelle vie Lorenteggio e Foppa coi lavori della metropolitana: per alcuni negozi è stata la fine». Simona Moizo della pasticceria «Alvin’s», 20 anni di storia, stila un elenco di obiezioni: «Questa è una zona residenziale al confine con la periferia. Difficile immaginare una riconversione turistica.

Mi pare davvero inutile far riaffiorare la Martesana», anche se non esclude l’utilità in altre zone. «Si stima una riduzione consistente dei posti auto lungo il viale. Non si fermerebbe più nessuno a comprare torte e pasticcini…». Difficile dunque che i due votino sì al prossimo referendum, a cui il consiglio comunale l’altro ieri ha dato l’ok, per decidere se ripristinare o meno la continuità idraulica in cinque tratti: oltre a Melchiorre Gioia, Conca dell’Incoronata, via Francesco Sforza, piazza Vetra e via Marco d’Oggiono, per un costo complessivo di 150 milioni di euro. Bernardo La Rosa dell’agenzia Grimaldi dichiara che al momento ha sospeso il giudizio: «È una grossa incognita. Potenzialmente sarei favorevole al ripristino del corso d’acqua per l’impatto positivo sul paesaggio ma bisogna valutare le conseguenze sulla viabilità». Il collega Francesco Paolo Spinazzola incalza: «Ci sarà una manutenzione adeguata del Naviglio dopo l’apertura? Finiranno i rifiuti dentro l’acqua?».

Tutt'altra atmosfera in piazza Vetra. L’ipotesi della riapertura dei Navigli accende in particolare l’entusiasmo dei più giovani che si godono il sole quasi primaverile al Parco delle Basiliche. Come Matteo Brambilla, 21 anni, residente in zona: «Non vedo l’ora che ci sia la consultazione popolare. Voterò convintamente sì. I vantaggi della riapertura sono nettamente superiori ai piccoli disagi legati ai cantieri. L’aspetto positivo più importante è consentire anche alla mia generazione di poter ammirare quel paesaggio acquatico di cui ci hanno parlato i nostri nonni con nostalgia». Claudio Taranto gli fa eco: «Questa è una buona opportunità per Milano. Sarebbe la ciliegina sulla torta del processo di rigenerazione urbana che interessa la metropoli da qualche anno».