Milano, 14 settembre 2017 - Riapertura parziale dei Navigli, si riparte dall’opzione referendum. Il sindaco Giuseppe Sala ieri mattina si è presentato al vertice con i capigruppo della maggioranza in Comune con una proposta fondata su un elemento-chiave e una rassicurazione. L’elemento-chiave: sì al referendum, ma solo se abbinato alle elezioni regionali e politiche, un modo per abbattere i costi della consultazione sulle vie d’acqua. La rassicurazione: attendere per il voto del referendum fino alla primavera non avrebbe ripercussioni negative sulla possibilità di collegare i cantieri per la riapertura dei Navigli con i cantieri già aperti o programmati per la realizzazione della nuova lina 4 della metropolitana. Tesi confermata anche l’assessore alla Mobilità Marco Granelli. In questo modo la sovrapposizione delle due opere pubbliche assicurerebbe una limitazione dei disagi per i cittadini da qui al 2022.

La proposta del primo cittadino è sul tavolo, Sala punta sul referendum ma aggiunge che non è escluso pure un «dibattito pubblico» ampio sul progetto di riapertura parziale dei Navigli: due chilometri di vie d’acqua per una spesa di 150 milioni di euro. I capigruppo Filippo Barberis (Pd), Elisabetta Strada (lista Sala) e Anita Pirovano (Insieme per Milano) hanno accolto positivamente le parole di Sala e Granelli, ma ora dovranno discutere la proposta nei rispettivi gruppi e concordare una posizione unitaria della maggioranza. Il nodo Navigli dovrebbe arrivare in Consiglio comunale giovedì prossimo o, al più tardi, lunedì 25 settembre.

Il presidente dell’assemblea di Palazzo Marino Lamberto Bertolè, al termine del vertice, racconta: «Il sindaco ha confermato la sua intenzione di venire in Consiglio comunale al più presto per spiegare il progetto di riapertuta dei Navigli e chiedere quale strada seguire per consultare i cittadini». Il democratico Barberis sottolinea che «i due elementi illustrati dal sindaco rendono seria la valutazione sull’opportunità di fare il referendum», la Strada aggiunge che «il referendum non esclude il dibattito pubblico» e la Pirovano guarda già oltre: «L’obiettivo finale resta la riapertura dei 7 chilometri di Navigli e il progetto non dev’essere una rievocazione della Milano che fu, ma prevedere nuove aree pedonali».

L'opposizione a Palazzo Marino, intanto, annuncia battaglia. Fabrizio De Pasquale (FI) afferma: «Il referendum sui Navigli è un diversivo propagandistico per coprire le cose non fatte da Sala. Impediremo di far sprecare soldi e tempo ai milanesi promuovendo un comitato per illustrare il no a questa follia». Il capogruppo del M5S Simone Sollazzo boccia l’ipotesi referendum («una seconda consultazione è inutile, i milanesi si sono già espressi sul tema nel 2011») e aggiunge: «Prima di pensare ai suoi sogni, il sindaco si occupi della riqualificazione delle periferie».

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