Milano, 27 luglio 2017 - La presentazione della prima fase della riapertura dei Navigli di Milano, tenuta ieri da parte del sindaco Giuseppe Sala, ha suscitato numerose reazioni nel panorama politico, soprattutto tra i massimi esponenti leghisti della Giunta e del Consiglio regionale. Il vicepresidente del consiglio regionale lombardo ecommissario provinciale della Lega Nord meneghina Fabrizio Cecchetti ha chiesto a Sala "più coraggio". "Va fatto un progetto per riaprire completamente tutti i Navigli, da via Melchiorre Gioia alla cerchia interna, rendendoli navigabili e mettendoli in rete con il sistema di canali della Lombardia. Aprire solo qualche pezzo qui e là per la città rappresenterebbe un'occasione persa per Milano" ha aggiunto Cecchetti. "In Consiglio regionale - spiega Cecchetti - è stata approvata una mozione con il voto anche del Partito Democratico che chiede a Sala e Maroni a sedersi a un tavolo e predisporre insieme un progetto per riaprire e rendere navigabile tutto il sistema dei Navigli lombardi. Porteremo mozioni simili anche in consiglio comunale e nei vari municipi: un progetto così grande deve vedere la Regione e il Comune collaborare e andare nella stessa direzione. Stiamo parlando della più grande rete di vie d'acqua d'Europa e della possibilità di navigare dal lago di Como fino al lago Maggiore, oppure da Locarno fino a Venezia passando per il centro di Milano. Questa - conclude Cecchetti - è l'unica vera strada da intraprendere se vogliamo il meglio per Milano e per tutti i cittadini della Lombardia".

Intervento anche di Gianni Fava, assessore regionale all'Agricoltura e coordinatore dell'azione della Giunta di Regione Lombardia per il referendum per l'autonomia del 22 ottobre, che è tornato sulle modalità di consultazione dei cittadini sulla riapertura delle vie d'acqua milanesi: "Al sindaco Sala dico che non esistono modalità alternative per conoscere il parere dei cittadini in merito al progetto di riapertura dei Navigli, se non il referendum: il resto sono solo scorciatoie". "A prescindere dai contenuti progettuali - incalza Fava -, ci sono delle questioni di fondo che riguardano i cittadini, per le quali il referendum serve, mentre altre modalità non possono essere considerate altrettanto valide e democratiche". "Bastano pochi minuti per stendere un quesito - prosegue - il resto poi lo facciamo noi: al Comune non occorre preoccuparsi di risorse e organizzazione, perché le mettiamo noi a disposizione. Sala dimostri coraggio e spirito democratico: ci fornisca il quesito e noi, il 22 ottobre, metteremo i cittadini milanesi nelle condizioni di esprimersi, senza costi aggiuntivi, perché tutto è gia' pronto". "Trattandosi della prima esperienza di voto elettronico in Italia - sottolinea Fava -, noi, come Regione Lombardia, ci rendiamo disponibili a fornire gratuitamente tutto cio' che serve, non solo al Comune di Milano, ma anche ai Comuni lombardi che andranno a referendum per la fusione e anche a tutte le Regioni che volessero avvalersene". "Il voto elettronico attraverso cui i Lombardi si esprimeranno il 22 ottobre - spiega Fava - e' una grande innovazione di Regione Lombardia, che, anche in questo caso, fa da apripista per tutti coloro che vogliano dare slancio a un processo di modernita', come gia' accade in buona parte del mondo, e che permettera' di superare carta e matite. Sfruttiamo dunque questa innovazione e diamo anche ai cittadini di Milano la possibilita' di farlo". "Sono disponibile a incontrare il sindaco Sala - conclude Fava -, per illustrargli i vantaggi, economici e non solo, che ci sarebbero, se seguisse la nostra proposta".