Milano, 3 giugno 2016 - «Per noi è il tempo del dolore». È la frase conclusiva che segue il ringraziamento «a tutti, per l’affetto e la vicinanza». Ai media, «per la volontà con cui cercano la verità anche se fino a che non sapremo cosa è veramente successo a mia sorella Carlotta credo sia opportuno restare in silenzio». Agli inquirenti, nominati uno per uno. Sul suo sito, Giorgia Benusiglio, 33 anni, autrice del libro “Vuoi trasgredire? Non farti!” dà l’addio alla sorella maggiore Carlotta, 37, stilista, trovata morta ai giardinetti di piazza Napoli martedì all’alba. Impiccata. Apparentemente un suicidio. «Ma non credo assolutamente che mia sorella si sia suicidata». Indaga la polizia. C’è un fascicolo aperto. E l’autopsia fissata per oggi potrà dare le prime risposte. Intanto «è il tempo del dolore». In piazza Napoli, ai giardinetti, è spuntata una bottiglia di plastica con dentro una rosa bianca per Carlotta. Seguita da una cascata di altri fiori appoggiati all’albero su cui è stato trovato il corpo. Un dolore che si rinnova per gli abitanti del quartiere: poco più di due mesi fa, una donna polacca di 46 anni si era impiccata a una ringhiera dei bagni pubblici, negli stessi giardini.

Chi conosceva Carlotta non si dà pace. «L’abbiamo vista la sera prima che morisse. Ci sembra così strano che si sia suicidata. Era una ragazza solare e determinata, stava finalmente raggiungendo il suo sogno: diventare stilista». Così ha raccontato ieri un ex collega della ragazza al Capetown cafè, sui Navigli. Una persona che conosceva bene Carlotta, perché aveva lavorato fianco a fianco con lei nel locale di via Vigevano. «Quando ha cominciato a preparare il suo studio e il suo atelier ci dava una mano nel fine settimana. Poi era diventata stilista realizzando il suo sogno: aveva disegnato una sua linea presentandola a Milano, e aveva passato del tempo negli Stati Uniti e a Parigi».

Paola Brodoloni, fondatrice di Cuore e parole onlus, che ha lavorato con Giorgia Benusiglio in progetti per la prevenzione dalla dipendenze, dice di aver avuto «la fortuna di conoscere Giogia e suo padre (scomparso, ndr) ma non Carlotta. Sono vicina alla famiglia in questa situazione tragica. Bisogna riuscire a capire l’origine del disagio, sempre che si tratti di suicidio. Mi pare strano che la vittima di un disagio così forte possa essersi tolta la vita in un giardinetto. Soprattutto: com’è possibile, mi domando, giungere a questa decisione sapendo che la propria sorella vive grazie alla morte di un’altra persona? (Giorgia è stata salvata da un trapianto di fegato, ndr). Senza dimenticare la sofferenza a cui si condanna la propria famiglia, la madre e la sorella».