Milano, 3 giugno 2016 - Non crede che quella sorella-amica di cui era quasi coetanea, bella, vitale come lei, un interfaccia nel quale si rispecchiava, abbia potuto uccidersi. Giorgia Benusiglio non crede che la morte di Carlotta sia stata un suicidio. Razionalizza l’idea e razionalmente la rifiuta. Per lei sarà un’altra prova, un’altra battaglia. Da molti anni Giorgia è testimonial della lotta alla droghe. Quella sera del 1999 era luna liceale milanese con tanta voglia di ballare, divertirsi e un po’ anche trasgredire. Mezza pasticca di ecstasy in un discoteca di Desenzano, il fegato ammazzato da un’epatite tossico-fulminante. La salvano con il trapianto del fegato di Alessandra, una ragazza di 19 anni morta in un incidente stradale. Da allora Giorgia Benusiglio ha dedicato la vita riconquistata a portare il suo vissuto fra i giovani, i genitori, gli insegnanti.

Giorgia, cosa può essere accaduto?
«So quello che non è possibile che sia accaduto: Carlotta non può avere deciso di farla finita».

Oltre che sull’amore di sorella, su cosa fonda questa convinzione?
«Il giorno dopo Carlotta si sarebbe dovuta trovare con un’amica che arrivava dall’Argentina e che non vedeva da sei anni. Sarebbe andata a dormire da lei. Era felicissima. La sera prima, alle undici, aveva sentito la mamma, si erano accordate perché il giorno dopo la mamma andasse a pranzo da lei. Sarebbe stata lei a cucinare per tutte. Avevamo anche un nostro programma, noi due».

Quale, Giorgia?
«Il giorno 13 sarebbe venuta con me al Taormina FilmFestival alla presentazione di ‘Giorgia vive’, il docufilm che ho realizzato sulla mia storia. Ero stata io a chiederle se le avrebbe fatto piacere venire con me. Aveva accettato. Saremmo partite insieme».

Cos’altro le fa ritenere impensabile che Carlotta si sia tolta la vita?
«C’era la musica che andava, lasciata sul computer. Impensabile per una persona che vuole morire. E ci sono tante altre cose che non quadrano». 

È vero che le cose tra sua sorella e il fidanzato non andavano? Cosa può dire del legame sentimentale di Carlotta?
«Non dico niente perché non voglio parlare di questa persona. Niente. Eravamo contrari a questo rapporto. Lei lo sapeva. Lui lo sapeva. Carlotta lo aveva denunciato più volte. Se è partita una denuncia, è anche possibile leggerla».
Sua madre?
«È distrutta. Devo farle forza. Sono io che devo lottare, cercare di essere il più possibile forte e decisa in questo momento. Non posso permettermi di lasciarmi andare. Per ovvie ragioni. Sono pronta a collaborare su tutto». 

L’hanno già sentita?
«Sono già stata ascoltata per quattro ore, dalle nove del mattino all’una del pomeriggio. È giusto, va bene così. Siamo in mano a persone meravigliose. Ho piena fiducia in loro, in chi indaga. Voglio andare fino in fondo. Voglio sapere. Anzi, vogliamo sapere. Mia madre, io, tutti quelli che volevano bene a Carlotta. Di una sola cosa sono certa: mia sorella non si è uccisa. Non può averlo fatto».