Milano, 6 aprile 2017- Il giovane Miles nei suoi primi capolavori su etichetta Prestige, registrati da Rudy Van Gelder (1951-1956). Dalle session di “Dig” con Sonny Rollins, Jackie McLean e Art Blakey, nella prima fuga in avanti del be bop, ai capolavori di “Bags Groove” (1954) con Rollins e Horace Silver ma soprattutto Milt Jackson al vibrafono e Thelonious Monk, presenti anche in “Miles Davis and The Modern Jazz Giants”, session del 1954, con i vagiti del suo primo leggendario The Quinte: John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers, Philly Joe Jones. Una serie di scostamenti dai bagliori contemporanei di “Birth of the Cool” alla classicità del Modern Jazz Quartet, che vengono frantumate e destrutturate dall’incontro scontro con Monk. Fondamentale anche per l’incompatibilità raccontata nelle note di copertina da Ira Gitler: Miles non sopportava l’accompagnamento di Monk al piano durante i suoi soli, ma da allora la sua musica diventa il manifesto moderno della sua maturità. Lo scontro avviene in “Bags Groove”, risultato: capolavoro. Si dice che Thelonious si offese, si disse di uno scontro fisico fra i due, smentito dai diretti interessati. “’Round Midnight” è il tributo nel 1956, ma con il nuovo quintetto. Definitivamente, la versione di Miles. Opere collettive fondanti, repertorio di standard e temi originali, Rollins portò i migliori fra i suoi. Per la gioia degli appassionati anche le versioni complete fra quelle scartate nelle prime uscite, che non erano a 33 giri.