Milano, 6 marzo 2017 - "Via barconi e piattaforme dai Navigli". E' la richiesta appello presentata dal comitato Navigli, composto da residenti della zona, al Comune di Milano. L'appello arriva dopo la sentenza del Consiglio di stato, che nelle scorse settimane ha stabilito in via definitiva che "entro 4 mesi devono essere rimossi i tre barconi che per anni hanno stazionato illegalmente sul Naviglio Pavese, ma che lo spazio occupato dai barconi costituisce un bene economicamente contendibile, il quale può essere dato in concessione ai privati a scopi imprenditoriali, solo all'esito di una procedura comparativa ad evidenza pubblica. La giunta di Milano - prosegue il comitato - ha approvato la delibera delle linee d'indirizzo per la concessione onerosa di spazi in zona portuale della Darsena di Milano".

Il comitato chiede che per salvaguardare i monumenti idrici rappresentati dal bacino della darsena e dai navigli tutelati da vincolo paesaggistico, tutta l'area portuale della darsena sia preservata dalla presenza di piattaforme o strutture non temporanee. "L'attesa sentenza del Consiglio di Stato non salvaguarda definitivamente il Naviglio Pavese dall'occupazione di barconi in sede fissa - si legge nell'appello del comitato -, la successiva delibera della giunta e il relativo disciplinare, che metteranno a bando parte del suolo o dello spazio acqueo del bacino idrico, con l'inserimento, insieme ad altre proposte commerciali, di una piattaforma fissa sull'acqua di 168 mq e 100 mq di strutture mobili sulla sponda che costeggia viale Gabriele D'Annunzio, snaturano l'identità del luogo, creando i presupposti per il ripetersi di situazioni di degrado, inquinamento acustico e di insufficiente sicurezza. Rileviamo che questa sperimentazione avrebbe la durata di ben tre anni. Riteniamo necessario che queste decisioni siano il frutto di riflessione e di discussione preventiva anche all'interno dei municipi e con la cittadinanza". Il comitato conclude con un appello a valorizzare i Navigli, non pensando esclusivamente a forme di sfruttamento commerciale.