Milano, 11 novembre 2017 - Salva orologi, Martino Lurani Cernuschi, lo fa da vent’anni, da quando salì la prima volta su un campanile in Liguria. Stava suonando l’organo in chiesa e domandò al parroco di salire in cima. Scoprì un mondo. “Trovai questo meccanismo tutto smontato a pezzettini, era pronto per essere buttato via, chiesi al parroco se gentilmente lo dava a me. Essendo ligure me lo fece pagare”, sorride il conte milanese, che oggi di anni ne ha 35 e che da quel momento iniziò ad allestire il suo mondo di ingranaggi, in via Cappuccio, nel cuore di Milano. Un cuore che batte. in uno dei cortili più suggestivi della città, al rintocco degli orologi. I primissimi li ha trovati nelle chiese, dove spesso venivano abbandonati e lasciati sotto le intemperie, poi ha bussato al mercato antiquario e ad altri collezionisti, ha cercato sui preziosi cataloghi dorati e nella rete. Tutti pezzi da metà Ottocento a metà Novecento, alcuni dei quali ha restaurato con le sue mani. È riuscito anche a unirne uno del 1911, costruito nella valle di Recco, dopo anni di separazione forzata: metà meccanismo era in una storica azienda, metà sul campanile, il prete e l’ultimo discendente della fabbrica avevano litigato e la parte destra non aveva più potuto abbracciare la sinistra. Lurani Cernuschi le acquistò entrambi, facendoli «sposare» nel suo cortile milanese.

“Come la gente è attirata dai motori, io sono attirato dagli orologi - racconta -. Non cerco quelli particolarmente antichi, più sono tecnologici e più mi piacciono”. Ne possiede di italiani, francesi, tedeschi, austriaci. Il prezzo d’acquisto varia, si possono spendere mediamente dai 500 ai 5mila euro; tante volte costa più il restauro, per ripulirli da anni di ossido. Mancano artigiani specialisti a cui affidarli, subentra la passione grande. Apre la sua collezione Lurani Cernuschi e gli orologi non sono soli: da dieci anni ha iniziato a collezionare strumenti musicali automatici, carillon, organetti, orchestrion, di cui è diventato uno dei rari collezionisti ed esperti. Nessuno in famiglia era pratico di orologi o di strumenti. Per la verità un antenato sulla stessa linea d’onda lo ha trovato, il nobile Francesco Lurani, che era amico di Giuseppe Verdi: attratto dalla modernità si era fatto costruire in casa uno dei primissimi organi a trazione elettrica, di cui purtroppo si son perse le tracce.

Anche Martino Lurani Cernuschi ne ha progettato ad hoc uno, molto innovativo e unico nel suo genere a Milano, per la chiesa di San Carlo al Lazzaretto, restaurata integralmente e inaugurata la scorsa settimana dall’arcivescovo di Milano. In via Cappuccio invece si prende cura di una ventina di strumenti musicali automatici, con alcune chicche preziose. C’è il carillon di fine Ottocento della Symphonion di Lipsia, con un disco metallico che riproduce la musica del tempo e che funziona con una monetina, l’antenato del juke box. C’è il piano melodico di Giovanni Racca: la carta è perforata, a ogni foro corrisponde una nota, a chi non sapeva suonare bastava girare la manovella per ascoltare i grandi classici in casa.

C’è un organetto da strada e poi il pezzo forte, il “Santo Graal” degli strumenti automatici: il Phonoliszt-Violina, un orchestrion della ditta Hupfeld, che riesce a suonare insieme pianoforte e violini. Presto arriverà anche un pianoforte automatico a coda, Steinway Welte, apparteneva al presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, è in restauro da due anni. “Uniscono la passione della musica alla meccanica – sottolinea Martino Lurani Cernuschi - spero che l’interesse per questi oggetti meravigliosi possa aumentare negli anni e mi piacerebbe uno spazio per poterli accogliere finalmente tutti insieme”. Un museo. I gioielli ci sono già e sembra di entrare nel magico mondo di Hugo Cabret.