Busto Arsizio (Varese), 14 novembre 2017 - Aggredito alle spalle e picchiato dallo stesso uomo che avrebbe poi ucciso Marilena Rosa Re, la 58enne promoter di Castellanza ammazzata e decapitata lo scorso 30 luglio. Questa la settima versione dei fatti offerta da Vito Clericò, il 65 enne di Garbagnate Milanese in carcere dallo scorso 11 luglio con l'accusa di essere l'autore dell'omicidio, il quale ha però ritrattato la sua versione dei fatti parlando con un agente di polizia penitenziaria del carcere di Busto Arsizio dove è detenuto.

Le sue dichiarazioni, come confermato dal suo avvocato Daniela D'Emilio, sono state trasmesse dall'agente alla Procura di Busto Arsizio. Inizialmente reo confesso del delitto della ex vicina di casa, la quale aveva prestato a Clericò e a sua moglie circa 80mila euro che la coppia non era in condizioni di restituirle, il 65enne ha variato la sua versione dei fatti altre sei volte, prima di quest'ultima. Nel racconto trascritto ieri dalla polizia penitenziaria, Clericò ha spiegato di essere stato aggredito alle spalle da un uomo, nel pomeriggio antecedente la scomparsa di Marilena Rosa Re. Questa persona, dopo averlo fatto cadere a terra colpendolo alle costole più volte, senza mostrarsi in volto, gli avrebbe fornito indicazioni precise su quello che sarebbe accaduto successivamente. Come confermato dal suo legale, Clericò ha poi raccontato che il giorno successivo, quella stessa persona di cui l'indagato ricorda solo le mani, avrebbe ucciso Marilena nel suo orto, con lui svenuto accanto. Il 65enne si sarebbe poi risvegliato con addosso il cadavere decapitato della donna.

Le due pagine di racconto sono ora al vaglio degli inquirenti. L'indagato ha chiesto di essere sottoposto a esami radiografici per poter dimostrare l'aggressione. In una lettera datata 22 settembre, inviata al pm Rosaria Stagnaro della Procura di Busto Arsizio che coordina le indagini dei carabinieri sul delitto, Clericò ha scritto, tra le altre cose, "soffro di epilessia e quando mi capitano le crisi mi dimentico tutto. Mi sono preso la colpa perché ero stressato e confuso".