Milano, 1 agosto 2017 - Un rogo e molti dubbi. La Procura vuole vederci chiaro sulle cause dell’incendio che la sera di mercoledì scorso si è sviluppato ad Arese, a poca distanza dal centro commerciale più grande d’Europa, al confine con il territorio di Garbagnate, all’interno di un impianto della Rmi, Rottami Metallici Italia, dove viene prodotto il rifiuto denominato «fluff», costituito dalla parte non metallica dei rottami ferrosi lavorati, in particolare delle auto, e contenente principalmente gomme, gommapiuma, plastiche, tessuti.

Il pm Silvia Bonardi, oltre ad aprire un fascicolo per incendio doloso a carico di ignoti, ha nominato un esperto di fiducia come l’ingegner Massimo Bardazza, grandissima esperienza di scoppi ed incendi (ultimo caso, la palazzina esplosa per il gas in via Brioschi) per una consulenza che faccia luce sulla dinamica dei fatti e su come siano divampate le fiamme (domate dai vigili del fuoco il giorno dopo) che hanno provocato una densa e alta colonna di fumo che aveva coinvolto anche i comuni limitrofi di Rho e Lainate. Come risulta a inquirenti e investigatori, Rmi, che ha un altro impianto a Castelnuovo del Garda, fa parte di una associazione temporanea di imprese a fianco di Rotamfer, azienda con cui è, quindi, legata e che una decina di anni fa era finita al centro di un’indagine della procura di Verona per traffico illecito di rifiuti. Dodici squadre di vigili del fuoco sono state impegnate per spegnere l’incendio, con un’alta colonna di fumo visibile a distanza di alcuni chilometri. Nessun rischio ambientale, assicurarono la mattina dopo Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) e Nucleo specializzato dei vigili del fuoco, non avendo registrato valori indicativi nell’aria. Nelle prime ore dopo l’incendio, comunque, nei comuni coinvolti, tra cui anche Rho e Lainate, era stato chiesto in via precauzionale alla cittadinanza di chiudere le finestre ed evitare attività all’aperto se non strettamente necessarie. E ancora giovedì mattina era al lavoro ad Arese una ventina di mezzi dei vigili del fuoco, alcuni giunti anche da Bergamo, Dalmine e pure dal Piemonte con pale gommate per spostare il materiale ancora non coinvolto nell’ incendio e bagnarlo, impresa resa difficile dall’ingente quantitativo di rifiuti presente nel deposito.

Quella di Arese non è stata comunque l’unica emergenza incendi registrata in questa calda estate milanese. Due giorni prima i vigili del fuoco erano dovuti intervenire sempre in periferia nord ma a Bruzzano, dove era scoppiato un incendio nell’azienda di stoccaggio rifiuti Carluccio. In quel caso si era alzata una nube di fumo biancastro e maleodorante che aveva invaso un intero quartiere, mentre l’odore acre era arrivato fino in centro città. Lì, Arpa aveva rilevato concentrazioni di diossine arrivate a un livello 270 volte superiore alla norma, ma «solo nella fase acuta dell’emergenza, ossia per una breve esposizione temporale».