Milano, 10 ottobre 2017 - Lui sì che ha l’X-factor. A 23 anni e con sole 10 canzoni al suo nome, Harry Styles conferma il carisma, la presenza e la popolarità di un veterano delle hit parade con almeno il doppio della sua età. Basta buttare l’occhio ai dati del sorprendente Live on Tour che lo deposita stasera sul palco di un Alcatraz, esaurito in un battito di ciglia, o alla prevendita record che gli ha permesso di bruciare i biglietti anche per la replica del 2 aprile al Forum (se qualcuno pensasse di rifarsi due giorni dopo all’Unipol Arena di Bologna non si faccia illusioni, sold-out anche quella).

Una caccia che ha scatenato i “professionisti” del libero mercato capaci di farti digerire un prezioso tagliando per lo show odierno dai 400 euro in su. D’altronde gli speculatori del pop sanno benissimo che, se la passione ha un prezzo, gli One Direction (insieme o separati) rappresentano una manna. Le isterie, ieri sera, dentro e fuori gli studi milanesi di “X-Factor” per il suo intervento in trasmissione, le code di “Directoners” in attesa fuori dall’hotel Principe di Savoia incuranti della pioggia battente (dedizione inutile, perché stavolta ha depistato tutti alloggiando altrove), ribadiscono che è lui, il bel Principe Harry, il cavallo di razza del quintetto messo insieme sette anni fa da quel gran manipolatore di fenomeni popolari che è Simon Cowell davanti alle telecamere dell’ “X-Factor” inglese. Styles oggi è un ras delle classifiche, ma pure un oggetto di un culto capace di trasformare in meta di pellegrinaggio perfino la piazzola sulla Highway 101 dove una volta s’è fermato a vomitare. La sospensione a tempo indeterminato degli 1D? Un gesto di riguardo per i Directoners.

“Teniamo a loro e non volevamo logorarli con continui tour” ha ammesso l’idolo di Holmes Chapel parlando della scelta che l’ha portato ad incidere il suo primo disco solista. “Quando sei davvero esausto, non vuoi prosciugare l’amore che i fan hanno per te”. Anche se remota, la possibilità riunirsi con gli ex non è poi così improbabile. “Mai dire mai, per il futuro non escludo nulla; il gruppo mi ha cambiato la vita, mi ha dato tutto, per questo gli sarò sempre riconoscente”. In scena Harry canta un paio dell’epopea quali “Stockholm syndrome” e “What makes you beautiful”, più tutti i pezzi dell’album dato alle stampe in primavera e la cover della “Just a little bit of your heart”, scritta per Ariana Grande. Di tanto in tanto, nel bis, compare pure un evergreen a cui si dice particolarmente legato, “The chain” dei Fleetwood Mac. “Quando ho iniziato a scrivere il mio album di debutto non sapevo come sarebbe venuto, ma ero sicuro che mi avrebbe rappresentato al cento per cento” ammette. “Nelle canzoni, infatti, non ho mai detto troppo di me, così ho capito che forse era arrivato il momento di mettermi un po’ più a nudo”.