Milano, 29 dicembre 2017 - E' stato accolto con un applauso l'arrivo del feretro di Gualtiero Marchesi, uno dei più grandi cuochi italiani scomparso lo scorso 26 dicembre, a 87 anni. Ad attenderlo, sul sagrato della chiesa di Santa Maria del Suffragio, dove stamani si sono svolti i funerali, c'erano amici, parenti e colleghi, arrivati fin dalle prime ore del mattino. Con loro anche alcuni degli allievi più affezionati, come gli chef Davide Oldani e Antonino Cannavacciuolo e il maestro pasticcere Iginio Massari, il cuoco Massimo Bottura e Carmen Moretti, proprietaria dell'Albereta di Erbusco, a cui Marchesi ha legato il suo nome per vent'anni. Presenti anche Davide Rampello e Sadler, Canzian, Pietro Lehman, Ernst Knam, Nadia Santini, Enrico Cerea, Enrico Derflingher, Sergio Mei. Di fianco all'altare i gonfaloni del Comune di Milano, rappresentato dall'assessessore alla Cultura Filippo del Corno, della Città Metropolitana e della Regione Lombardia, con l'assessore allo Sviluppo economico Mauro Parolini. 

All'ingresso della chiesa un allievo di Marchesi ha esposto il cartello: "Adesso sei tra le vere stelle", un richiamo alle polemiche del passato sul metodo di attribuzione dei riconoscimenti delle guide dei ristoranti. Tra le numerose corone di fiori, quella del Teatro alla Scala, dell'"Associazione italiana ambasciatori del gusto" e quella degli allievi dell'Accademia di cucina da lui fondata in via Bonvesin de la Riva a Milano, dove aveva aperto il primo ristorante che gli aveva portato le stelle Michelin e la notorietà. Durante la funzione, celebrata da don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile di Milano, i ricordi commossi delle figlie Simona e Paola, degli amici Camillo Giacobbe Giuseppe Cova e del cuoco svizzero Lehmann, che ha lavorato in diverse occasioni con lui a partire dal 1984. E l'accompagnamento musicale dei nipoti di Marchesi e della figlia Simona, tutti musicisti, come lo era nonna Antonietta, compagna di una vita del grande chef.

Davide Oldani ha ricordato Marchesi per l'"etica che aveva con i ragazzi in cucina: non l'ho mai sentito una volta urlare, non l'ho mai sentito farsi dire 'si, chef'. Ha saputo con molta eleganza e intelligenza portare avanti questa forza di essere italiani. Introdusse 35 anni fa un menu senza pasta né riso. Un coraggio da leone e una vena artistica che pochi hanno e il fiuto di vedere molto avanti. Davvero un visionario totale, lo steve jobs della cucina di 35 anni fa era lui". Il suo insegnamento più grande in cucina? "L'eleganza nel gusto".  

"Si è mosso sempre in maniera elegante, come in un'orchestra. Una persona fantastica che mi ha insegnato tantissimo, l'arte di accogliere e di fare le cose bene, pensando alla cultura e al rispetto degli altri", è il ricordo di Carmen Moretti, che ha lavorato fianco a fianco con Marchesi per vent'anni al ristorante Albereta di Erbusco.  "Non pensava solo alla cucina - ha detto il pasticcere Iginio Massari - pensava al bello, al buono, all'estetica, come un'essenza di vita".

Al termine della cerimonia il feretro è stato portato al cimitero di San Zenone Po, in provincia di Pavia, dove è già tumulata la moglie Antonietta, morta pochi mesi fa.