Milano, 29 dicembre 2017 - «Manca veramente solo l’acqua per far tornare Milano la più bella città del mondo». Citava sempre Stendhal, Gualtiero Marchesi. E sognava di rivedere i Navigli «scoperchiati», come ai tempi di Marie-Henri Beyle e come quando era piccino. Poche settimane prima di morire, aveva confidato il suo sogno in un discorso rivolto al Centro Studi Grande Milano, letto per l’occasione dal genero Enrico Dandolo. Era il 13 novembre e Gualtiero Marchesi era stato invitato a raccogliere l’ennesimo tributo, la nomina di «Ambasciatore della Grande Milano».

«Cara Daniela e cari amici del Centro Studi Grande Milano – scrive lo chef –, è veramente un grande piacere ricevere questo riconoscimento e un vero dispiacere non essere con voi questa sera. Purtroppo per ragioni di salute sono bloccato in casa ma conto di riprendermi presto. Milano è la mia città e nel palma res di tutte le onorificenze da me ricevute posso dire che mancava solo questa». Ambrogino d’Oro nel 2010, premio “Le Grandi Guglie” della Grande Milano nel 2012, Sigillo della Città nel 2015 per «il ruolo di artefice e fondatore della nuova cucina italiana e lo straordinario impegno creativo a favore della migliore tradizione gastronomica milanese e lombarda». E pensare che «negli anni ’60 la ristorazione milanese era considerata una delle peggiori d’Italia»: avrà strizzato l’occhio, pensando a Dino Buzzati che «riunendo intorno ad un tavolo quello che egli stesso definisce il consiglio segreto della cucina italiana, arrivò addirittura a richiedere l’espulsione di Milano dall’albo della cucina». La sua Milano, a 40 anni dall’apertura del “Bonvesin de la Riva”, il riscatto l’ha avuto eccome con beneplacito degli «osti toscani» che allora dettavano legge in cucina. «Milano avanza verso il riconoscimento quale capitale mondiale del food», ricordò nel suo discorso Marchesi, lasciando nero su bianco la sua dichiarazione d’amore: «Milano è la più bella città del mondo, lo disse Stendhal quando Milano era circondata dai navigli, ma io confido nell’impegno preso del sindaco Sala di riscoprirli». 

Lo chef visionario, che mise l’oro sul risotto, pur bloccato dalla malattia non nascondeva la voglia di vivere – come testimonia quel «conto di riprendermi presto» – è tornava per un attimo col pensiero alla sua infanzia. «Da bambino ho avuto il piacere di vederli e manca veramente solo l’acqua per far tornare Milano la più bella città del mondo. Vi saluto e vi abbraccio tutti». Chissà se il «creatore di un’arte culinaria raffinata dove forma è sostanza perché a trionfare è il gusto», come ricorda la motivazione del premio «Le Grandi Guglie», verrà accontentato e seguito. «È un testamento e un invito a Milano a continuare ad essere città bella, d’arte (e dunque di cucina) e d’acqua», ricorda commossa Daniela Mainini, presidente del Centro Studi Grande Milano.