Milano, 1 novembre 2017 - Fabrizio Corona è inarrestabile. Anche davanti ai giudici della Sezione Misure di Prevenzione – che dovranno decidere se dissequestrare o meno i 2,6 milioni di euro in contanti trovati in parte nel controsoffitto della casa della sua amica Francesca Persi e in parte in Austria e nella sua casa di via De Cristoforis – l’ex re dei paparazzi assicura che quei soldi hanno una provenienza «lecita» e sono frutto del suo lavoro.

Poi passa al contrattacco. «Io dalla galera ho pagato 2 milioni di euro di tasse, chi l’ha mai pagato un solo euro di tasse dalla galera, Mantovani? O Formigoni, che non andrà mai in galera? Io negli anni ho versato 9 milioni di tasse», dice. Non si è fatta attendere la risposta di Formigoni. «Caro Corona – ha fatto sapere il senatore di Ap – la differenza fra te e me attiene a un campo a te sconosciuto: lo stile. Io non ho mai attaccato nessuno per difendere me stesso. Buona fortuna».

L’ex re  dei paparazzi, intanto, come hanno sottolineato i suoi avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, si è detto «pronto di nuovo a dimostrare la provenienza di ogni euro arrivato in nero e di ogni euro entrato nelle sue società per la sua attività dal 2008 in poi». I contanti accumulati a casa della collaboratrice e nelle cassette di sicurezza Oltralpe, poi, sono solo il frutto della serate nei locali. Tesi condivisa pure dai giudici della prima sezione penale, per i quali non ha retto l’ipotesi della Dda secondo cui le somme potessero «avere un’origine diversa dall’attività imprenditoriale di Corona». Proprio su quello che è emerso nel processo hanno puntato i difensori nel presentare alla Sezione Misure di Prevenzione le prove testimoniali e documentali. Alla fine dell’istruttoria, a metà novembre, i giudici dovranno stabilire se confiscare o meno il «tesoretto».