Brescia, 4 ottobre 2017 - Fabrizio Corona avrebbe potuto essere uno dei 400 giovani delle comunità Exodus di tutta Italia, che questo fine settimana si sono riuniti in alta Valle Camonica alla presenza di don Antonio Mazzi in occasione del “29esimo capitolo”. Con loro non sarebbe stato il fotografo dei vip dai noti trascorsi giudiziari, bensì una parte del gruppo che per tre giorni ha pregato, cantato, ballato e meditato sotto la guida del fondatore, che ha anche tirato le somme del lavoro svolto durante l’anno.

Il Tribunale nelle scorse settimane, però, non ha consentito al fotografo di trovare residenza in una comunità Exodus dell’alta Valle, disponendo la permanenza in carcere. Non è escluso che potrebbe arrivare in futuro, dopo l’udienza prevista per novembre, in cui il giudice tornerà a esaminare il suo caso. Se sarà così Fabrizio, come tutti gli altri, sarà accolto a braccia aperte. Non avrà un trattamento diverso, poiché deve dimostrare di essere pronto a intraprendere lo stesso serio cammino di tutti coloro che sono ospiti in alta Valcamonica. «Lavorerà con gli altri ragazzi, si occuperà del giardino, della cucina e della pulizia. Non potrà uscire o ricevere visite impreviste. Se c’è un posto dove può ottenere riscatto – spiega Fortunato Pogna, il coordinatore del “29esimo capitolo” e della casa di Enzino a Sonico – è la Valcamonica con la sua gente semplice».