Milano, 23 aprile 2014 - A nove giorni dal via, Expo spa si ritrova sotto inchiesta insieme al presidente della Lombardia Roberto Maroni. La società guidata dallad Giuseppe Sala, ormai al rush finale in vista dell’inaugurazione dell’Esposizione Universale prevista per il Primo maggio, scopre di essere indagata già da alcuni mesi come persona giuridica in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Sono le norme che, in pratica, rendono anche le società responsabili degli eventuali reati commessi dai propri dirigenti. E nella vicenda giudiziaria che vede Maroni indagato per le presunte pressioni su Expo in favore di due sue collaboratrici, sotto inchiesta era finito già da tempo anche il dg di Expo spa Christian Malangone.

L’inchiesta, coordinata dal pm Eugenio Fusco e condotta dai carabinieri del Noe, vede accusato Maroni di induzione indebita assieme a Malangone e ad altre persone, in relazione ad un contratto di collaborazione con Expo ottenuto in passato da Maria Grazia Paturzo, ex collaboratrice del presidente lombardo quando era al Ministero dell’Interno.

Gli inquirenti hanno effettuato verifiche anche su presunte pressioni relative ad un viaggio a Tokyo nell’ambito del “World Expo Tour” tra fine maggio e i primi giorni dello scorso giugno. In quell’occasione la società Expo fece presente che non poteva pagare le spese del viaggio anche a Paturzo. Maroni, poi, decise all’ultimo momento di cambiare programma e di recarsi per un altro appuntamento istituzionale a Berna e al suo posto la Regione Lombardia venne rappresentata da una delegazione guidata dal vice di Maroni, Mario Mantovani.

La seconda tranche dell’inchiesta riguarda un contratto di collaborazione con la società Eupolis (ente regionale per la ricerca e la statistica) che Maroni, attraverso il capo della sua segreteria Giacomo Ciriello (anche lui indagato), avrebbe fatto ottenere ad un’altra sua ex collaboratice, Mara Carluccio. Su questo fronte, lo scorso dicembre l’ex direttore generale Eupolis Alberto Brugnoli, da poco dimissionario, patteggiò 8 mesi di reclusione con la condizionale. Era accusato di «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente», per l’assegnazione, nel 2013, di una consulenza da 29.500 euro annui in ambito Expo alla Carluccio, già «consigliera per le politiche comunitarie» del ministro dell’Interno.

L’indagine sulla società Expo spa per la vicenda Maroni, fra l’altro, diventa pubblica il giorno dopo che il presidente della Lombardia ha provveduto (tra le polemiche) a sostituire il membro di nomina regionale nel cda di Expo spa: ora è l’avvocato Domenico Aiello, legale della Lega Nord e difensore dello stesso Maroni proprio in questa vicenda giudiziaria. Finora il numero uno della Regione non si è ancora fatto interrogare dal pm Fusco, che lo voleva sentire a luglio e a dicembre scorsi, facendo sempre slittare l’appuntamento. Come persona informata sui fatti venne invece ascoltato lo scorso ottobre l’ad di Expo Giuseppe Sala. Le indagini della Procura sui presunti contratti irregolari alle collaboratrici di Maroni, sembrano ormai quasi in dirittura d’arrivo.