Milano, 30 dicembre  2017 - Il giorno dell'ultimo saluto ad Andrea La Rosa. Per i famigliari, gli amici, i colleghi nella sua attività lavorativa e quelli in ambito calcistico. Per i tanti, tantissimi, che lo amavano, conoscevano e apprezzavano, è arrivato il pomeriggio in cui è stato celebrato il funerale del giovane ex direttore sportivo del Brugherio, ucciso brutalmente da Raffaele Rullo, con la complicità della madre Antonietta Biancaniello, finiti in arresto grazie alle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Le esequie sono state celebrate alle 14.45 nella chiesa 4 Evangelisti di via Pezzotti 53, alla periferia sud di Milano. Chiesa gremita: presenti non solo i genitori, distrutti dopo un mese di angoscia per la scomparsa e poi il dolore per il drammatico epilogo, ma anche tanti amici. E delegazioni delle squadre dove ha lavorato negli ultimi anni: la Cinisellese, l’Ac Desio e il Brugherio. 

Se il Brugherio ha invitato tutti a partecipare al funerale, la società desiana ha deciso di dedicare ad Andrea una lettera aperta, sul suo sito: «E così è arrivato un altro Natale, con tutto il suo carico di doni, serenità e buoni propositi: noi del Desio lo abbiamo festeggiato con una cena di gruppo, non è stato tuttavia un ritrovo uguale agli altri e il recente passo falso contro il Castello Vighizzolo non c’entra: la tragica scomparsa di Andrea La Rosa ha lasciato un segno profondo, un pensiero fisso che non se ne andrà mai. Quel che è successo fa male, solo pochi mesi fa Andrea frequentava il centro sportivo di via Monte Rosa e oggi siamo qui a ricordarlo con immenso dolore».

Nonostante la scorsa stagione sia stata un calvario, «Andrea non ha mai perso il buonumore – ricordano gli amici dell’Ac Desio –, non si è mai depresso e anzi ha sempre cercato di spronare i giocatori e lo staff tecnico con la sua parlantina, il suo modo di fare brillante e la sua competenza calcistica. Sì, perché Andrea di calcio ne capiva e lo dimostrava ogni volta che apriva bocca: purtroppo se n’è andato a soli 35 anni, siamo certi che avrebbe trovato il modo di fare strada nel mondo del pallone. Era un ragazzo perbene, intelligente, preparato, con la battuta sempre pronta, che sapeva farti morire dal ridere ma che allo stesso tempo richiamava tutti all’ordine nel giro di un secondo. Non andare d’accordo con lui era francamente impossibile, stare al suo fianco era uno spasso».