Milano, 16 giugno 2017 - Giuseppe Pellicanò "non aveva la volontà di uccidere" quando svitò un tubo del gas della sua abitazione. Per queste ragioni la difesa ha chiesto l'assoluzione per il pubblicitario che, il 12 giugno dello scorso anno, provocò un'esplosione in una palazzina di via Brioschi a Milano, causando la morte dell'ex compagna Micaela Masella e di una coppia di giovani fidanzati marchigiani, che viveva nell'appartamento a fianco.

Secondo gli avvocati Giorgio Perroni e Francesco Giovannini, che oggi hanno preso la parola nell'udienza del processo con rito abbreviato che si svolge davanti al gup Chiara Valori, non si configurerebbero i reati di strage e di devastazione, contestati al 54enne dal pm Elio Ramondini che ne aveva chiesto l'ergastolo. Nella loro arringa i difensori hanno sottolineato che il pubblicitario "non aveva la volontà di uccidere" quando svitò il tubo del gas in cucina. Secondo gli avvocati, non si configurerebbe nemmeno il reato di devastazione, che richiederebbe "un'azione collettiva" mentre Pellicanò ha agito da solo. In subordine, la difesa ha chiesto che, in caso di condanna, venga applicato all'imputato il minimo della pena, oltre allo sconto di un terzo, così come previsto dal rito abbreviato, il riconoscimento delle attenuanti e del vizio parziale di mente, messo in luce in una perizia disposta in sede di indagini preliminari dal gip. La sentenza è prevista per lunedì prossimo.

Questa mattina, in apertura di udienza, i genitori delle due giovani vittime marchigiane, completamente estranee nella vita dell'imputato, avevano depositato una lettera con cui chiedevano "giustizia e non vendetta".