Milano, 20 marzo 2017  - Chiusa l'inchiesta per Giuseppe Pellicanò, accusato di avere causato, il 12 giugno scorso, l'esplosione della palazzina di via Brioschi, a Milano, che ha provocato la morte dell'ex compagna Micaela Masella e di una coppia di giovani fidanzati marchigiani vicini di casa. A causa dello scoppio anche le due figlie dell'uomo, di 7 e 11 anni, sono rimaste gravemente ustionate. La decisione è stata presa dal pm Elio Ramondini. 

La Procura ha contestato in entrambi i reati l'aggravante di "avere agito per motivi abietti o futili" e, per quanto riguarda la devastazione (contestazione aggiunta dal pm con la chiusura dell'inchiesta), di "avere commesso il fatto in presenza o in danno" di minorenni. L'avviso di chiusura indagini è stato notificato oggi ai difensori del pubblicitario in vista della richiesta di rinvio a giudizio. Non è escluso che Pellicanò scelga, poi, di essere giudicato con rito abbreviato, che comporta un processo a porte chiuse e che in caso di condanna prevede la riduzione di un terzo della pena.

Secondo l'accusa, nella notte tra l'11 e il 12 giugno scorso, il 52enne avrebbe svitato il tubo del gas del suo appartamento provocando la deflagrazione. A fine gennaio scorso era stata depositata la perizia psichiatrica disposta dal gip, su richiesta del pm, che ha accertato che l'uomo aveva al momento dei fatti un vizio parziale di mente a causa, in particolare, di una forma di "depressione". Vizio che, se venisse riconosciuto dal giudice anche nel processo, porterà all'attenuazione della pena. Nel caso, invece, venisse riconosciuto addirittura il vizio totale di mente, su cui punta la difesa, arriverebbe l'assoluzione. Il pubblicitario, tra l'altro, ha già confessato davanti al gip dopo l'arresto di aver aperto il gas in cucina causando l'esplosione nella palazzina. Difeso dai legali Giorgio Perroni e Francesco Giovannini, nel suo interrogatorio l'uomo aveva spiegato, però, di ricordare solo per fotogrammi quanto aveva fatto, anche a causa degli "psicofarmaci" contro ansia e insonnia che prendeva abitualmente dopo la separazione dalla compagna, Micaela Masella, i cui familiari sono rappresentati come parti civili dai legali Franco Rossi Galante e Antonella Calcaterra. Il 9 marzo scorso, poi, l'uomo, in carcere da otto mesi visibilmente dimagrito e con la barba lunga, ha deciso di non rispondere alle domande del pubblico ministero che lo aveva convocato per interrogarlo nuovamente prima della chiusura delle indagini.