Milano, 13 febbraio 2018 - Non aveva il giubbotto antiproiettile addosso Andrea Vizzi, il carabiniere 33enne che ieri è rimasto vittima di un incidente alla caserma Montebello di Milano, durante un'esercitazione. E non lo indossava perché in quel momento stava simulando la parte dell'aggressore in uno degli scenari a cui le Api (Aliquote di pronto intervento) immaginano di trovarsi in caso di attentato o persona pericolosa in preda all'alterazione psicofisica.

L'esercitazione, che si sarebbe dovuta svolgere ad armi scariche, era cominciata alle 17:30, quindi era quasi a metà quanto un collega brigadiere ha esploso il colpo accidentalmente. Secondo quanto ricostruito finora, la pattuglia composta da quattro persone che stava svolgendo l'esercitazione era rientrata da un'attivita' operativa e si era subito dopo dedicata al ciclo di esercitazioni che dovevano avere luogo nel grosso garage multipiano scelto per organizzarle. La procedura, come appreso, prevede che le armi - in particolare gli M12 (mitragliatrici) con cui spesso i carabinieri hanno a che fare - utilizzate durante le operazioni in strada vengono poi controllate e scaricate in modo da essere utilizzate in modo inoffensivo durante l'esercitazione.

In questo passaggio però qualcosa non ha funzionato ed è su questo che si sta concentrando l'indagine della procura, coordinata dalla pm Sara Arduini e dall'aggiunto Tiziana Siciliano e operata dal nucleo investigativo dei carabineri di Milano. Era proprio il brigadiere il responsabile del gruppo in quel momento ed e' dal suo fucile che e' partito il colpo che ha raggiunto l'appuntato nell'emitorace destro. Nel contesto delle tragiche fatalità che hanno portato alla morte di Andrea Vizzi c'è anche la distanza ravvicinata, appena pochi metri, tra il fucile e il suo corpo. Per il ruolo che stava svolgendo in quel momento, Vizzi, si trovava proprio nella linea di tiro, tanto che il colpo non gli ha dato scampo. Il militare e' stato rianimato per circa 45 minuti ma poi e' morto durante il trasporto all'ospedale. Nessun dubbio che si sia trattato di un incidente: il collega responsabile dell'accaduto e' stato ricoverato subito anch'esso sotto choc all'ospedale San Carlo. Questa mattina però è stato dimesso e sta verbalizzando in queste ore il suo racconto dei fatti. Per lui si potrebbe formulare un'accusa di omicidio colposo. Contestualmente partira' anche una procedura interna di tipo amministrativo.

Comunque, nella caserma Montebello c'è un precedente recente, per fortuna senza nessuna conseguenza grave, a quanto accaduto ieri pomeriggio: solo un colpo di pistola esploso per sbaglio, nessun ferito e una denuncia per 'violata consegna' alla Procura Militare.

L'Arma tuttavia si è stretta attorno al dolore di entrambe le famiglie. In particolare, i genitori della vittima con una sorella stanno partendo in questi momenti dalla stazione di Brindisi per raggiungere Milano e una volta qui saranno assistite dai colleghi militari; l'altra sorella, che abita invece a Torino, gia' ieri sera e' arrivata nel capoluogo lombardo. Un'intera famiglia dedicata al servizio nelle forze dell'ordine quella del carabiniere leccese: la fidanzata è infatti un'agente di polizia in servizio a Milano.

Vicinanza anche da Regione Lombardia.  "Cordoglio e solidarietà alla famiglia del giovane servitore dello Stato caduto in servizio a Milano ed all'Arma dei Carabinieri", scrive in una nota il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia Gustavo Cioppa. "I giovani - continua Cioppa - appartenenti all'Aliquota di primo intervento, unità 'antiterrorismò per fronteggiare in maniera immediata qualsiasi attacco, servono lo Stato con grandissima capacità, professionalità e spirito di sacrificio. La morte di questo giovane durante un'esercitazione sia fulgido esempio per la cittadinanza tutta dell'impegno costante che le Forze dell'Ordine pongono al servizio della collettività". "Il suo ricordo - conclude il sottosegretario - resterà sempre vivo nella nostra memoria, insieme a quello di tutti gli appartenenti all'Arma che hanno perso la vita in servizio per la tutela dei valori di libertà e democrazia su cui è basata la nostra Repubblica".