Milano, 19 marzo 2017 - L'imperativo è sballarsi. Senza fare (e farsi) troppe domande su cosa si stia inalando, fumando o ingerendo. Difficile, tanto per fare un esempio, che i liceali dell’hinterland Sud di Milano abbiano chiesto spiegazioni ai due iracheni che spacciavano pasticche verdi ai giardinetti o direttamente all’uscita da scuola. Poi sono arrivati i carabinieri della Compagnia di San Donato, messi in allarme da insegnanti e genitori preoccupati dai capannelli che si formavano ogni giorno attorno alle casse per stereo (gli imboschi delle pillole) portate in spalla dai pusher. Le analisi scientifiche sul materiale ritrovato hanno dato un responso choc: erano 2mila dosi di ossicodone (18 euro a confezione in farmacia, 30-40 euro a pastiglia sul mercato illegale), potentissimo analgesico utilizzato negli ospedali al posto della morfina per lenire le ultime terribili sofferenze dei malati terminali di cancro. Un oppiaceo, per farla breve. Così come le 2.015 compresse di Contramal e le 254 di Oxycontin sequestrate a fine gennaio dagli agenti del commissariato Porta Genova a due egiziani. Medicinali assunti dai tossicodipendenti come succedanei dell’eroina o dai ragazzi per potenziare gli effetti psicotropi di altre sostanze.

La nuova frontiera delle droghe – ancora da esplorare sia per i medici che per le forze dell’ordine – passa pure dall’uso smodato e incontrollato di farmaci, magari abbinati a hascisc e marijuana. La marijuana, in particolare: ci sono riscontri investigativi che raccontano della presenza a Milano dell’Amnesia, una varietà di «erba» tagliata con metadone o intrugli chimici dall’effetto potenziato quanto imprevedibile (e aggiungendo solo un euro per grammo rispetto alla marijuana basic). A proposito di stupefacente low cost, sta rimontando da tempo l’eroina. Un punto (cioè 1 decigrammo) a 2 euro, tre punti 6 euro: è il tariffario del boschetto di Rogoredo, dove gli spacciatori smerciano a pochi passi dai binari dell’Alta velocità. Una piazza che attira clienti da tutta la Lombardia, se è vero che a fine febbraio i carabinieri del Radiomobile hanno arrestato tre pusher venuti apposta da Mantova per fare il carico di «nera» in saldo (100 grammi a 1.500 euro, 15 euro al grammo). «Come fossimo in un supermercato che pratica sconti sulla merce per attirare clientela», ci aveva detto a inizio marzo Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento Dipendenze dell’Ats di Milano.

Segno che il mercato è in continuo movimento per cercare di intercettare – con l’obiettivo vero di indirizzare – i gusti dei giovanissimi in fatto di sballo. E così anche droghe etniche come lo shaboo potrebbero col tempo valicare i confini della comunità filippina, l’unica finora a farne uso massiccio (con il traffico all’ingrosso daldamente in mani cinesi): al momento non ci sono evidenze in tal senso, ma un anno fa l’arresto di tre pusher alle Colonne di San Lorenzo, cuore pulsante della movida meneghina, aveva fatto seriamente temere che ci fosse richiesta di ice – o crystal meth che dir si voglia – pure tra gli italiani. Non è stato così. Almeno per ora.