Milano, 9 luglio 2017 - «Lo conosco da più di 30 anni e non posso che essere felice per lui». «Lui» è il nuovo arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. E a parlare è don Natale Castelli, 59 anni, parroco del Santissimo Redentore di via Palestrina, traversa di corso Buenos Aires. «Abbiamo condiviso insieme un pezzo di vita – racconta –, siamo stati colleghi in seminario. E negli ultimi tempi ha alloggiato nella parrocchia di San Gregorio Magno che fa parte del nostro decanato».

Don Natale, vi siete conosciuti in seminario?

«Sì. Lui è un po’ più grande di me e quindi non abbiamo studiato negli stessi anni, ma siamo stati colleghi insegnanti al Seminario di Venegono. Anni magnifici. Io insegnavo fisica, lui latino e greco. Io appassionato di materie scientifiche, lui umanistiche, ma con tanti punti di contatto. Siamo sempre andati d’accordo, l’ho sempre stimato».

Cosa apprezza di più, di monsignor Delpini?

«La sua umiltà. Si è presentato ai milanesi sottolineando prima di tutto “un’inadeguatezza” al compito affidatogli. Ha messo l’accento sul suo nome “non solenne”. Eppure è una persona grande, di vasta cultura, sapienza e sensibilità, un letterato e un teologo. Traduce la spiritualità nella sua vita improntata all’essenzialità. Medita ogni decisione attraverso la preghiera».

Trova la sua figura vicino a quella di Papa Francesco?

«Sì, sono molto simili. Vive con stile “povero”, se così si può dire, lontano dall’ostentazione, usa la bicicletta, ha modi semplici, e questa sua particolare sensibilità lo avvicina molto alle persone ai margini, ai quartieri periferici. Non a caso l’altro giorno ha ripreso una frase del Papa, pronunciata durante la visita alle Case Bianche: “Vengo come un sacerdote”, perché è questo che dobbiamo essere in mezzo alla gente. L’essenziale, appunto. Quello che conta. E poi è nel suo Dna mettere a suo agio l’interlocutore. Un aspetto che ho sempre notato del suo carattere è l’attenzione data a ogni singola persona, il suo ascolto si concentra totalmente sull’interlocutore che ha davanti. L’ho potuto notare di persona, nel suo atteggiamento confronti dei ragazzi del seminario, ma non solo».

Cioè?

«È stato rettore del seminario di Venegono e tra i suoi compiti ce n’era uno delicatissimo: “confermare” la scelta dei ragazzi che desideravano diventare sacerdoti, ascoltandoli, riflettendo insieme a loro. Coloro che sceglievano questa strada venivano accompagnati, quindi si può dire che lui conosca tutti i sacerdoti di Milano ordinati sotto la sua ala. Ed essendo stato vicario generale della diocesi ambrosiana ha potuto approfondire e allargare le conoscenze. È una persona universalmente stimata dai sacerdoti milanesi e questa è sicuramente una buona partenza per il suo nuovo incarico».

Delpini ha chiesto «aiuto a tutti, perché nessuno si senta straniero, discriminato». Che ne pensa?

«Penso che il suo spirito improntato all’essenzialità, la sua cultura, l’apertura verso l’altro saranno le carte vincenti».