Milano, 9 febbraio 2018 - Colpevoli. Per la seconda volta, in sei processi per l’omicidio del 43enne commerciante d’auto Angelo Ogliari - ucciso a colpi in testa nella sua villetta di Cremosano, nel Cremasco, a fine ottobre di otto anni fa - i giudici condannano a trent’anni di carcere la sua ex moglie Iolanta Lewandowska, 50 anni e il suo compagno di allora, il tassista uruguaiano Edgardo Fagraldines, 58.

Assolti in primo grado dal gup di Crema con sentenza confermata in appello a Brescia ma annullata dalla Cassazione, nel processo d’appello-bis a Milano nel 2015 i due erano stati per la prima volta condannati ma di nuovo la Suprema Corte, l’anno dopo, annullò il verdetto. Un complicato processo indiziario dove ogni elemento è stato interpretato da giudici diversi in un modo e nel suo esatto contrario. Ora si dovranno attendere due mesi per il deposito delle nuove motivazioni della Corte d’assise d’appello presieduta da Giovanna Ichino, ma è già scontato che la Cassazione verrà chiamata a pronunciarsi una terza volta. «Sono estremamente sorpreso e deluso», commentava ieri dopo il verdetto l’avvocato Martino Boschiroli che da anni difende gli imputati ed ha insistito fino alla fine sulla mancanza di quegli indizi gravi, precisi e concordanti che in base al codice sono i soli che dovrebbero condurre alla dichiarazione di colpevolezza al di là di ogni «ragionevole dubbio».

È probabile che i giudici togati e popolari abbiano riesaminato uno per uno i dodici indizi di cui la Cassazione aveva criticato l’ultima volta la lettura univoca in senso colpevolista, ribadendone però la stessa interpretazione. E tenendo conto, forse, anche degli elementi raccolti nella precedente udienza da un perito informatico circa l’utilizzo di un cellulare dell’imputato. Per l’accusa, il movente starebbe nella volontà di vendetta della donna nei confronti dell’ex, dopo che i tribunali (anche quelli polacchi) avevano affidato la figlia della coppia a lui e non a lei. «Piuttosto che dargliela l’ammazzo», il commento di Lewandowska riferito da una teste. E poi l’appostamento di Fagraldines in auto di fronte alla villa di Ogliari. Dopo l’omicidio la coppia tornò frettolosamente in Polonia, non prima di aver lavato in lavatrice i propri indumenti: per l’accusa un indizio pesante, visto che le tracce di sangue vennero comunque ritrovate. Però solo quelle della coppia e non quelle della vittima, ha sempre replicato la difesa.