Milano, 17 luglio 2017 - Dimenticate la zona trendy del giorno, le modelle. Cancellate dalla mente i fasti di vent’anni fa quando, come ricorda con nostalgia Milena Fracchioni, da 27 anni alla guida del Caffè 900, «corso Como era il place to be e qui veniva a bere un drink Pier Silvio Berlusconi». Oggi, appena cala il buio, questa via pedonale vicino a Garibaldi è terra di spaccio, risse, aggressioni come neanche la peggiore delle periferie. Milano come in «Traditori di tutti» di Giorgio Scerbanenco, metropoli dove «arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati, o semplicemente disperati in cerca di soldi». Anche il nostro fotografo ne ha fatto le spese, ieri notte: in piazza Gae Aulenti un ragazzo romeno gli ha sfilato il portafogli. Inseguito, il ladro glielo ha poi restituito, avendo cura di minacciarlo e infilarsi prima i soldi nelle mutande.

Gli spacciatori sono tanti. Almeno 40, provenienti da Senegal, Mali, Ghana. Dopo le 23 si muovono tra le fitte ombre del giardino «Anna Politkovskaja» e la scalinata di via Vincenzo Capelli. Alcuni barcollano, rovinano a terra, hanno gli occhi iniettati di sangue. Probabilmente, strafatti di droga. «Credo che si facciano di qualcosa. In questo periodo sono pochi rispetto al solito, per la chiusura estiva delle discoteche Hollywood e Tocqueville. Vendono hashish e poi cocaina tagliata con la mannite, un lassativo – confida il gestore di un locale in corso Como, che chiede l’anonimato –. È un via vai nel mio bagno…». Ad esasperare gli animi dei gestori notturni non è tanto la droga, che «è sempre circolata», ma la trasformazione dei pusher in rapinatori violenti e spietati, pronti a tutto per un portafogli, un orologio o uno smartphone. Le cronache di questi mesi, nei week end, sembrano tanti capitoli di un unico, lunghissimo libro nero: turisti e giovani milanesi che tirano fino a tardi nelle discoteche e vengono assaliti all’uscita dai venditori di droga che li accerchiano. Guai a reagire: sono pugni e calci. Edoardo Cantini, responsabile di Bar Meraviglia, scuote la testa: «A fine serata mi vengono i brividi, sapendo di dover passare dal giardino Politkovskaja per depositare l’incasso di giornata nel magazzino».

Un barista, lì vicino, ha una sua teoria: «Non prendono di mira i gestori che li identificherebbero, ma stranieri o tiratardi che non stanno in piedi dopo la notte di bagordi. E non hanno pietà delle donne». Aurelio Malaffari dell’Herry’s Bar conferma: «Quando vanno via i militari, dopo mezzanotte, diventa zona franca». Non mancano le risse: l’ultima alla mezzanotte di venerdì ha coinvolto quattro giovani italiani, uno è finito all’ospedale in gravi condizioni. «Da un paio d’anni abbiamo dovuto mettere un vigilantes per stare tranquilli» prosegue Malaffari. Il commercio della droga continua in piazza 25 Aprile. Davide Lombardo, l’altro titolare dell’Herry’s, incalza: «È ingestibile. Non passa notte in cui non si verifichino borseggi, furti, rapine. Peccato che tra noi esercenti non si riesca a fare massa critica per sconfiggere questo degrado». Valerio Marino racconta di venire da Napoli e di capire al primo sguardo da chi si deve difendere. «Vengo raramente in corso Como. Preferisco, come tanti, divertirmi in corso Garibaldi e all’Isola. Qui gira una brutta “fauna”. Dovrebbero fare come a Bogotà, in Colombia: un poliziotto a ogni angolo».