Milano, 8 luglio 2016 - "Sono pronta a tutto pur di tenere il mio bambino, anche a trasferirmi nel carcere di un’altra città", confidando che in questo modo i riflettori sul caso della coppia dell’acido si spengano. Non è solo una speranza, ma un vero e proprio progetto per il futuro quello che Martina Levato ha illustrato al giudice minorile Emanuela Gorra, componente del collegio del Tribunale dei minori che a breve dovrà decidere sul destino del figlio nato a Ferragosto di un anno fa dalla relazione con Alexander Boettcher. E dopo aver trattenuto a stento le lacrime per tutta l’udienza, durata quasi quattro ore, quando si è trovata faccia a faccia con il suo avvocato Laura Cossar, prima di fare ritorno in cella, si è lasciata andare in un pianto a dirotto. Durante il lungo incontro nel carcere di San Vittore, la ragazza ha spiegato perché, dopo averlo difeso, ha cercato progressivamente di staccarsi dal suo amante. "A un certo punto mi sono accorta che lui cercava costantemente di manipolarmi – ha raccontato – così da metà gennaio ho sospeso i colloqui con lui. Per me è stato un gesto rivoluzionario decidere di non parlargli più". Da archiviare come un "tentativo di scagionare Alex" anche l’idea che Martina – condannata a 12 anni in appello per l’aggressione a Pietro Barbini e a 16 anni per gli altri blitz – si dovesse purificare prima di diventare madre. "Me lo sono inventato per alleggerire la posizione di Alex davanti ai giudici – ha sottolineato la ragazza – ma non c’è nulla di vero" e "non c’è alcun collegamento tra la maternità e le nostre azioni violente". La ragazza, però, non punta a escludere Alexander dalla vita del piccolo, anche se lo ha "liquidato come uomo e come compagno" e le distanze tra loro sono sempre più grandi. La ex studentessa bocconiana, infatti, ha nuovamente chiesto scusa per "le cose folli" che ha commesso, "distruggendo la vita a dei poveri ragazzi" che sono stati presi di mira anche se "non centravano nulla" con atti che hanno "compromesso anche la serenità delle loro famiglie". "Sono molto dispiaciuta per quello che ho commesso e mi fa orrore – ha ribadito – ma mi prendo le mie responsabilità. Vorrei che anche Alexander", che ha indicato come "il regista" delle aggressioni "facesse lo stesso".

Quando poi si è trattato di entrare nel vivo delle richieste, la giovane ha ribadito il suo auspicio: essere collocata insieme al figlio all’Icam, l’istituto di custodia attenuata per le madri detenute di via Macedonio Melloni a Milano, o in un istituto analogo in un’altra città, fino a quando il piccolo compirà i 6 anni di età. Dopodiché potrebbe comunque beneficiare di pene alternative al carcere che le permetterebbero di non allontanarsi dal bambino. Questa, per lo meno, è la convinzione dell’avvocato Cossar, che ha già raccolto una serie di pareri legali a supporto di questa tesi. La richiesta presentata in subordine dall’ex bocconiana è quella di lasciare la situazione attuale inalterata: lei in carcere, il piccolo affidato a una famiglia esterna, ma con la possibilità di vederlo un’ora a settimana tra le mura di San Vittore, come avviene dal momento della nascita nel bambino. Il 12 luglio i giudici minorili sentiranno  anche Alexander Boettcherm e poi fisseranno un termine entro il quale le parti dovranno depositare le loro conclusioni. La decisione del Tribunale dei Minori sul futuro della mamma e del bimbo nato dalla coppia potrebbe arrivare prima della pausa estiva.