Milano, 6 ottobre 2017 - Alexander Boettcher era "ideatore e regista" dell'associazione a delinquere che comprendeva anche l'allora fidanzata Martina Levato e il presunto complice Andrea Magnani "in quanto portatore di un'ansia di purificazione catartica nei confronti dell'amante da raggiungersi attraverso l'eliminazione non fisica quanto dell'identita' di tutti i soggetti che si erano sessualmente approcciati alla 'sua' donna".

Lo scrivono i giudici della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni alla sentenza con cui hanno condannato il 13 luglio scorso l'ex broker a 23 anni di carcere per avere sfigurato con il lancio di acido Stefano Savi e avere poi tentato di sfregiare allo stesso modo il fotografo Giuliano Carparelli. Savi era stato colpito per uno scambio di persona, mentre Carparelli era sfuggito all'agguato. Boettcher era accusato di lesioni gravissime e associazione per delinquere. L'ex broker finanziario e' stato ritenuto responsabile, in concorso con Levato e Magnani, degli agguati che avvennero a Milano nel novembre 2014. Boettcher e' gia' stato condannato in secondo grado anche per aver gettato acido contro il giovane Pietro Barbini a 14 anni di reclusione. Secondo i giudici, il "collante" nell'associazione a delinquere "e' apparso la patologica relazione intersoggettiva tra i tre partecipanti. Non e' stata tuttavia accolta la richiesta della Procura Generale, che chiedeva una pena ancora piu' elevata, "alla luce della rivisitazione critica delle proprie condotte operata dall'appellante con particolare riferimento al risarcimento dei danni effettuato in favore delle parti lese Margarito, Carparelli, Barbini e Savi e dei loro familiari, che revocavano le proprie costituzioni di parte civile, ritenendosi integralmente soddisfatte per tutti i danni morali e/o materiali richiesti all'imputato".

Non puo' pero' essere ammessa neppure la richiesta di concessione delle generiche avanzata dalla difesa "a fronte dell'estrema gravita' dei fatti contestati connotati da peculiare violenza e distruttivita' nonche' dalla posizione apicale svolta nell'associazione a delinquere". I giudici parlano anche di "insensibilita' e superamento dei piu' elementari sentimenti di compassione e immedesimazione nelle altrui sofferenze nonche' della spaventosa gravita' dei danni patiti dalle parti offese che non solo erano oggetto di aggressioni particolarmente cruente visto l'utilizzo di sostanze corrosive, ma dovevano sopportare numerosi interventi chirurgici e gravi danni permanenti sia fisici che psicologici per la perdita dei proprio connotati fisiognomici.

(fonte AGI)